Dalle prime ore del 22 gennaio 2026, la Polizia di Stato di Caserta ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) partenopea, nei confronti di 17 persone, tra cui 3 minorenni all’epoca dei fatti. L’operazione ha visto impegnati oltre 140 agenti della Squadra Mobile di Caserta e di altri reparti specializzati della Polizia di Stato.
Gli indagati, appartenenti a un gruppo criminale con base operativa nel rione popolare ex IACP di Santa Maria Capua Vetere, sono ritenuti responsabili di numerosi reati, tra cui associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, omicidio, tentato omicidio, favoreggiamento personale, detenzione e porto abusivo di armi, uso illecito di dispositivi telefonici all’interno di istituti penitenziari, nonché raffinazione, vendita e trasporto di sostanze stupefacenti. A rendere ancora più grave il quadro accusatorio, l’aggravante di aver commesso i reati avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e omertà tipiche dei clan camorristici.

L’omicidio di Emanuele Nebbia: il focolaio delle indagini
Le indagini sono partite dall’omicidio di Emanuele Nebbia, 26enne di Santa Maria Capua Vetere, ucciso nella notte di Capodanno 2024 con un colpo di pistola calibro 7,65 alla testa mentre stava accendendo i fuochi d’artificio per celebrare l’inizio del nuovo anno. Secondo gli investigatori, Nebbia era a capo di una consorteria criminale che controllava lo spaccio di droga nel rione ex IACP.
Il conflitto tra fazioni interne al clan per il controllo delle piazze di spaccio ha generato una serie di episodi violenti, tra cui un tentato omicidio in risposta a una stesa avvenuta nell’ottobre 2023 e un altro raid armato nel maggio 2024, quando un pusher si è rifiutato di acquistare droga dal gruppo e ha rischiato di essere ucciso.
Minorenni e reclutamento: una strategia criminale preoccupante
Un aspetto particolarmente allarmante emerso dall’indagine riguarda la presenza di minorenni – tre di loro arrestati – attivi nelle attività criminali, dallo spaccio di sostanze anche pesanti come crack e ketamina al porto di armi. La procuratrice per i minorenni di Napoli, Patrizia Imperato, ha parlato di un vero e proprio imprinting familiare, sottolineando come questi giovani venissero coinvolti nelle attività del clan sin da piccoli.
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha evidenziato come l’utilizzo di minorenni rappresenti una tendenza sempre più diffusa nella criminalità organizzata, vista come una strategia per “ridurre i costi” e limitare i rischi penali. “I minori nascono e si nutrono di cultura mafiosa”, ha affermato Gratteri, sottolineando la difficoltà di arginare questo fenomeno.
La Comunità sotto Shock: La Risposta delle Forze dell’Ordine
Il questore di Caserta, Andrea Grassi, ha evidenziato come le ultime settimane siano state particolarmente difficili per la comunità di Santa Maria Capua Vetere, segnata da una serie di episodi violenti che hanno generato paura e insicurezza. L’operazione rappresenta una risposta forte dello Stato e un segnale chiaro alla criminalità organizzata locale.
Grassi ha inoltre sottolineato la stretta collaborazione tra le autorità amministrative e giudiziarie, auspicando che simili interventi possano migliorare la percezione della sicurezza e il clima sociale nel territorio.
L’Appello alla Popolazione: Fiducia e Collaborazione
In conferenza stampa, il procuratore Gratteri ha lanciato un appello ai cittadini affinché collaborino con le forze dell’ordine anche in via confidenziale. Ha invitato chiunque abbia informazioni a rivolgersi alle autorità, rassicurando sulla possibilità di mantenere l’anonimato e sottolineando l’importanza del contributo della comunità nella lotta contro la camorra.





















