Caserta. Nuovo colpo ai patrimoni ritenuti riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata nella provincia di Caserta. Nella mattinata odierna la Polizia di Stato, attraverso la Divisione Anticrimine della Questura di Caserta, ha eseguito un decreto di confisca disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Questore di Caserta.
Il provvedimento riguarda Michele Maravita, imprenditore attivo nel settore della ristorazione, titolare del noto locale “La Baita Braceria” e genero del boss del clan Belforte, Antonio Della Ventura, già destinatario di decreto di confisca.
Le condanne e il procedimento di prevenzione
Maravita è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Appello di Napoli per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La misura patrimoniale eseguita oggi conferma il sequestro già disposto il 22 febbraio 2024 nell’ambito del procedimento di prevenzione.
L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto all’accumulazione e al reinvestimento dei proventi illeciti da parte delle organizzazioni criminali operanti nel territorio casertano.
I beni confiscati
La confisca definitiva riguarda un patrimonio stimato in oltre un milione di euro e comprende: due unità immobiliari; quattro società con relativi beni strumentali, tra cui il ristorante “La Baita Braceria”; diversi rapporti finanziari e bancari; autovetture; un’imbarcazione.
Nel corso delle indagini è emersa inoltre la riconducibilità all’imprenditore di un ulteriore ristorante situato sull’isola di Ibiza, in Spagna.
Sequestro internazionale tramite Eurojust
Il sequestro dell’attività commerciale spagnola è stato trasmesso alle autorità iberiche tramite Eurojust, l’agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale. Le autorità spagnole hanno quindi provveduto a eseguire la misura ablativa, confermando la dimensione internazionale dell’operazione.
La vicenda conferma l’interesse delle organizzazioni criminali a investire all’estero i proventi delle attività illecite, nel tentativo di sottrarli ai controlli e reinserirli in circuiti economici apparentemente leciti.
Sorveglianza speciale per tre anni
Oltre alla confisca dei beni, il destinatario del provvedimento è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni.
L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nell’azione di aggressione ai patrimoni ritenuti illeciti, strumento considerato fondamentale nella lotta alle organizzazioni criminali.




















