L’isteria in medicina e psichiatria, secondo la definizione che ne danno i dizionari della lingua italiana, è quella forma di nevrosi (detta anche isterismo), caratterizzata da vari disturbi psichici e da sintomi sensoriali e motori (stati depressivi e di angoscia, accessi nervosi, delirio, amnesie, allucinazioni, accessi convulsivi ed epilettici, paralisi, emorragie). “Isteros” è il termine greco che significa utero. Se ne deduce che, almeno all’inizio, quando cioè il termine è stato coniato, si pensava che vi fosse un rapporto tra la malattia stessa e l’utero. All’epoca di Esculapio, mitico medico figlio di Apollo e di Coronide, si pensava che gli dei provocassero le malattie. Per guarire, quindi, era necessario il loro intervento e per propiziarlo bisognava andare in pellegrinaggio al tempio di Apollo in Epidauro. Successivamente i medici dell’epoca di Ippocrate, circa quattro secoli prima della nascita di Cristo, fecero osservazioni accurate e sistematiche sulla reazione del corpo umano in condizioni di salute e di malattia e si resero conto che il soprannaturale non c’entrava.
Galeno, invece, nel secondo secolo dopo Cristo, riprese la teoria dell’intervento divino responsabile del benessere o della malattia negli uomini. Questa credenza fu condivisa anche dalla religione cristiana e da quella ebraica. La fede in energie spirituali influenzò il pensiero medico per molti secoli considerato che le teorie di Galeno rimasero in auge fino alla fine del quattrocento. Il Medioevo, infatti, per le scienze mediche fu un periodo di oscurantismo. Galeno scrisse un’opera di circa ventidue volumi e conservò l’egemonia su una medicina fondata su due principi, entrambi considerati inconfutabili: il primo era la tesi secondo cui la salute e la costituzione corporea erano determinate dall’equilibrio dei quattro umori, cioè la flemma, il sangue, la bile nera e la bile gialla; il secondo si fondava su ciò che abbiamo già detto, cioè che vi era un influsso divino a determinare non solo la costituzione degli organi ma anche il loro funzionamento. Molti organi erano abbastanza conosciuti ma di altri si sapeva poco e su di essi si fantasticava molto rendendoli misteriosi.
Misteriosi erano anche gli organi sessuali perché non era chiaro il loro funzionamento. Si aveva l’impressione che vi fosse una mente a determinarlo su cui né l’uomo né la donna potevano esercitare alcun controllo. Qualcuno pensò addirittura che il loro funzionamento fosse determinato da animali che albergavano nel corpo umano. Da tempo sappiamo che prima di Ippocrate e dopo Ippocrate gli organi sessuali erano considerati sacri. L’osso che chiude posteriormente il bacino si chiama sacro perché davanti ad esso vi sono gli organi della riproduzione che erano, appunto, considerati sacri. Malgrado il loro amore per la logica anche i Greci credevano che a volte i genitali sfuggissero all’influenza della mente divina. Platone affermava che i genitali erano “disobbedienti e caparbi” e che volevano ad ogni costo assolvere alla loro lasciva funzione ignorando gli ordini delle parti più nobili del corpo cioè della mente. Si parlò a lungo solo di utero (che i Romani chiamavano uter cioè ventre) nonostante fosse l’organo più nascosto. L’esistenza delle ovaie però ed il loro funzionamento rimasero sconosciuti per lungo tempo. Si diceva che l’utero si trovasse nei recessi più profondi dell’addome. Da quella regione provenivano borbottii e gorgoglii. Questi rumori erano dovuti allo spostamento del contenuto liquido e solido all’interno delle anse intestinali ma molti, anche medici, pensavano invece che rappresentassero il linguaggio con cui i visceri comunicavano tra di loro e con il mondo esterno. Dei visceri situati nel piccolo bacino l’utero era l’organo più misterioso. Si diceva che vagasse nel corpo femminile, ora spostandosi pian piano, ora saltando da un punto all’altro. Andava dove voleva e faceva ciò che preferiva. Quando si impuntava poteva causare problemi. Platone lo definiva un animale all’interno di un altro animale e nel “Timeo” diceva che l’utero assomigliava ad un animale impegnato ad allevare i suoi piccoli il quale quando non viene fecondato, s’infuria e vaga per tutto il corpo e, durante questa peregrinazione, determinava ostruzioni all’apparato respiratorio causando problemi respiratori e stati confusionali.
I medici dell’epoca di Ippocrate rifiutarono la teoria secondo la quale l’utero era mosso da forze spirituali ma ritenevano che si muovesse all’interno della cavità peritoneale e riuscisse a passare attraverso il diaframma per raggiungere la gola. Gli stessi medici affermavano che per curare i disturbi provocati dall’utero il matrimonio era il miglior rimedio. Lo hanno affermato fino a poco tempo fa pensando che i disturbi fossero attribuiti ad un desiderio sessuale non ricambiato. Charles Meigs, il più famoso ginecologo americano dell’epoca scrisse nel 1851: “Per le fanciulle isteriche prescrivo il matrimonio perché la gravidanza le guarisce”.
Alcuni pensavano che le peregrinazioni dell’utero fossero attribuibili alle frustrazioni sessuali. Areteo di Cappadocia, illustre medico del secondo secolo dopo Cristo quasi contemporaneo di Galeno, parlò a lungo dei movimenti dell’utero nell’addome. Nel capitolo sul “soffocamento isterico” così scrive: “Colpisce il fatto che Areteo, considerato un medico attento, abbia descritto le malattie dell’utero senza aver mai osservato questo viscere. Immaginava che vagasse nell’addome senza però uscirne mai come invece avevano pensato altri che ne descrissero viaggi all’interno del torace fino alla gola”. Areteo non aveva mai visto l’utero perché non aveva mai praticato autopsie come invece avevano fatto i medici della scuola Alessandrina nel terzo secolo a. C. Questi avevano dimostrato che l’utero era saldamente ancorato mediante robusti legamenti nella parte profonda del bacino. Il cattivo funzionamento dell’utero fu considerato la causa dell’instabilità nervosa e dei disturbi dell’emotività. Nessuno pensò che anche le ovaie potevano essere responsabili.
Nell’ottocento il sintomo del soffocamento cioè quel nodo alla gola considerato come un sintomo isterico, veniva chiamato soffocatio uterina. I medici parigini dell’epoca chiamavano questi e altri disturbi simili hysterie o, forse in tono scherzoso, mal de la mère cioè malattia della donna o, secondo altri maladie imaginarie. Fino alla fine del Seicento nessuno intuì che la causa dell’isteria non doveva essere ricercata nell’utero bensì nel cervello.
Lo ipotizzò per la prima volta Charles Lepois, medico del Re di Francia Enrico II, ma la sua teoria fu ignorata dai contemporanei e anche nei secoli successivi per cui quando Sigmund Freud tornò a Vienna nel 1886, dopo un periodo di studio a Parigi, venne dileggiato per aver dato risalto ad una frequente ricorrenza dell’isteria nell’uomo. Un anziano chirurgo gli diede dell’ignorante. Come era possibile gli chiese che un uomo fosse isterico se non aveva l’utero?
Il termine isteria è oggi in disuso in seguito ad una maggiore conoscenza della malattia e per le legittime proteste delle donne in generale e delle femministe in particolare. Ciò non significa che il termine isteria e il termine donna isterica non vengano più pronunciate dai medici; non hanno però più un’importanza scientifica. Oggi si definiscono isteriche alcune situazioni in cui vi sono sintomi privi di base organica riguardanti entrambi i sessi. La Storia della Medicina ci illumina sulle terapie impiegate per il trattamento dell’isteria. Queste tendevano a fissare l’utero nella sua sede per impedire che vagasse all’interno dell’addome o che avesse tendenza a spostarsi verso il basso. All’epoca di Ippocrate i medici già conoscevano l’uso dei pessari. Erano strumenti per lo più di gomma che si introducevano in vagina per mantenere fisso l’utero. Invece del pessario qualche medico introduceva nella vagina un melograno dopo averlo immerso in vino tiepido. Altre terapie erano curiose e spesso senza significato come quella che consisteva nell’introdurre in vagina un dito sul quale era stato cosparso del miele.
Nel mondo Egizio, come ci dice il papiro Ebers, si usavano sostanze fetide applicate in vagina nella speranza che il fetore spingesse l’utero verso l’alto. Areteo invece, molti secoli dopo, consigliava l’applicazione di sostanze profumate. Come si vede non vi era nessuna conoscenza scientifica ma solo immaginazione. Si resta però sconcertati quando si osserva che per un periodo lunghissimo, cioè per millenni, la medicina ha creduto e divulgato il falso ma è ancora più sconcertante constatare che questa credenza sia durata fino a circa duecento anni fa, condizionando la vita di relazione di tante donne, il loro modo di esistere e il trattamento dei loro sintomi.




















