Mancano ancora mesi alle prossime elezioni amministrative a Caserta, eppure la politica casertana sembra aver già ripreso il suo rito più conosciuto. Tavoli, incontri, liste civiche, movimenti, partiti, alleanze, strategie. Un fermento che, almeno per ora, appare concentrato più sulla costruzione delle coalizioni che sulla costruzione di un’idea di città.
È un copione già visto, e forse è proprio questo il problema. Perché dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, ci si sarebbe aspettati un confronto completamente diverso. Una discussione sulla qualità della futura classe dirigente, sulla trasparenza amministrativa e sulla capacità di ricostruire il rapporto tra istituzioni e cittadini. Invece, ancora una volta, il dibattito sembra ruotare attorno agli equilibri politici e alla ricerca della formula elettorale più conveniente.
Cambiano i simboli, cambiano le alleanze, cambiano perfino i protagonisti, ma troppo spesso resta immutato il metodo. Ed è proprio questo il nodo che Caserta dovrebbe avere il coraggio di affrontare.
Per anni la politica cittadina ha dato l’impressione di considerare la costruzione delle maggioranze come un esercizio di equilibrio permanente. Ogni lista reclama il proprio spazio, ogni gruppo chiede rappresentanza, ogni componente rivendica un ruolo. È una dinamica fisiologica in democrazia, purché non diventi il fine dell’azione politica invece che uno strumento per governare.
Perché è qui che nasce la domanda più importante: il prossimo sindaco sarà davvero nelle condizioni di governare? Oppure trascorrerà buona parte del proprio mandato a mediare continuamente tra esigenze di partito, richieste delle liste, equilibri di maggioranza e inevitabili compromessi politici?
Negli ultimi anni, a Caserta, si è avuta spesso la sensazione che il sindaco fosse chiamato più a mediare che a governare. Più a tenere insieme gli equilibri della maggioranza che a realizzare un progetto amministrativo. È una percezione che ha accompagnato anche l’ultima consiliatura, ben prima delle vicende giudiziarie e dello scioglimento del Comune.
Non spetta a questo editoriale esprimere giudizi sulle responsabilità personali di chi ha amministrato la città, né anticipare valutazioni che spettano esclusivamente alla magistratura. Ma una riflessione politica è doverosa. Se un sindaco, per mantenere in piedi la propria maggioranza, è costretto a dedicare una parte consistente del proprio tempo alla ricerca di continui compromessi interni, il rischio è che l’amministrazione perda slancio, autonomia e capacità decisionale. È una riflessione che va oltre i nomi e oltre gli schieramenti.
La storia amministrativa recente di Caserta insegna che una coalizione costruita soltanto per vincere le elezioni rischia di trasformarsi, il giorno dopo il voto, in una coalizione costretta a negoziare ogni scelta. E quando ogni decisione diventa una mediazione continua, il rischio è che la città resti ferma.
Non è una questione di destra o di sinistra, ne di candidati, è una questione di cultura politica.
Una città reduce da uno scioglimento così grave non può permettersi di ripetere gli errori del passato. Ha bisogno di amministratori competenti, certamente, ma ha bisogno soprattutto di partiti e liste capaci di fare una cosa che, troppo spesso, è mancata: sostenere un progetto amministrativo senza trasformare ogni decisione in una trattativa.
Perché il sindaco non dovrebbe essere il mediatore permanente della propria maggioranza, dovrebbe essere la guida dell’amministrazione comunale. E la maggioranza dovrebbe sostenerlo nell’interesse della città, non condizionarne continuamente l’azione.
I cittadini, questa volta, farebbero bene a guardare con la stessa attenzione non soltanto il nome del candidato sindaco, ma anche la qualità delle liste che lo accompagneranno. Perché saranno proprio quelle liste, molto più di qualsiasi slogan elettorale, a determinare la libertà d’azione della futura amministrazione.
Un’ultima precisazione
Qualcuno noterà che, volutamente, in questo editoriale non sono stati fatti nomi. Non è una dimenticanza, è una scelta. Perché oggi la politica casertana sembra discutere soprattutto di alleanze, liste, tavoli e candidature, mentre il tema più importante resta ancora sullo sfondo: come si governerà Caserta dopo il voto?
Ci sarà tempo per analizzare i candidati, i loro programmi, le coalizioni che li sosterranno e la credibilità delle loro proposte. E quando quel momento arriverà, non ci sottrarremo al dovere di valutarli con lo stesso spirito critico, senza sconti e senza pregiudizi.
Per ora, però, la domanda che precede tutte le altre è una sola: la politica casertana è davvero pronta a cambiare metodo, oppure cambieranno soltanto i nomi?
Caserta non ha bisogno di un uomo solo al comando, ha bisogno di un sindaco libero di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, sostenuto da una maggioranza che metta al primo posto l’interesse pubblico e non il proprio peso politico. Perché il vero cambiamento non inizierà con l’elezione di un nuovo sindaco, inizierà il giorno in cui liste e partiti accetteranno che governare una città significa sostenere chi è stato scelto dai cittadini, senza trasformare ogni decisione in una trattativa, ogni scelta in un compromesso, ogni nomina in un equilibrio da preservare.
Solo allora Caserta potrà voltare davvero pagina. Fino ad allora, la domanda resterà sempre la stessa: Caserta riuscirà finalmente ad avere un sindaco che governa, invece di un sindaco costretto, ogni giorno, a governare la propria maggioranza?
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