La Commissione europea mette nel mirino Meta per il presunto carattere “assuefacente” di Facebook e Instagram e dal mondo della salute mentale arriva un invito a considerare i social network come un vero fattore di rischio per il benessere psicologico.
A commentare i rilievi formulati da Bruxelles è Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli per il contrasto alle dipendenze, secondo cui il problema non riguarda soltanto i contenuti pubblicati sulle piattaforme, ma il modo stesso in cui sono progettate.
«La Commissione europea ha messo nero su bianco ciò che chi si occupa di dipendenze osserva da anni: i social, così come sono costruiti oggi, possono fare male. La domanda è se una sanzione economica basti davvero a cambiare il comportamento di colossi di queste dimensioni. Personalmente ne dubito», afferma Barretta.
L’indagine europea su Meta
L’indagine della Commissione europea, avviata nel maggio 2024 nell’ambito del Digital Services Act, ha contestato in via preliminare alcuni meccanismi ritenuti capaci di favorire fenomeni di dipendenza digitale, come lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei contenuti, le notifiche push e gli algoritmi di raccomandazione altamente personalizzati.
Qualora le contestazioni venissero confermate, Meta potrebbe essere destinataria di una sanzione fino al 6% del fatturato mondiale.
Secondo Barretta, tuttavia, il cuore della questione è più profondo: «Non è il singolo contenuto che vediamo a fare la differenza. È l’architettura della piattaforma, progettata per trattenere l’utente il più a lungo possibile. Il rischio nasce proprio dal modo in cui questi strumenti sono costruiti.»
«I social sono un ambiente che modella il comportamento»
Per lo psichiatra napoletano le piattaforme digitali rappresentano oggi un vero e proprio ambiente di vita: «Abbiamo sempre riconosciuto che gli ambienti materiali influenzano salute e comportamenti. Oggi esiste anche un ambiente immateriale, fatto di piattaforme, notifiche e schermi, che ha la stessa capacità di incidere sull’attenzione, sull’umore e sulle relazioni sociali. Non è uno sfondo neutro.»
Secondo Barretta, parlare di salute significa ormai includere anche la dimensione digitale: «Un sistema progettato per mantenere costantemente alta l’attenzione lavora contro la capacità di concentrazione, il pensiero riflessivo e perfino la qualità delle relazioni personali. Gli effetti si osservano sul sonno, sull’ansia e soprattutto nella costruzione dell’identità dei più giovani.»
Il paragone con il tabacco
Barretta propone anche un confronto con quanto accaduto decenni fa con il fumo: «Siamo all’anno zero della consapevolezza sui danni dei social, esattamente come avvenne con il tabacco. Per molti anni si conoscevano già i rischi, ma mancavano strumenti normativi adeguati. Oggi siamo in una fase analoga: le evidenze scientifiche aumentano e servono interventi realmente efficaci.»
Secondo il direttore scientifico del Centro Noesis, le sole multe potrebbero non essere sufficienti: «Le sanzioni rappresentano un segnale importante, ma difficilmente basteranno da sole a modificare il modello di business delle grandi piattaforme. Servono regole capaci di tutelare concretamente la salute emotiva e comportamentale degli utenti.»





















