Il salasso era una pratica medica diffusa nell’antichità e rimasta in uso fino alla fine del diciannovesimo secolo. Consisteva nel prelevare quantità, spesso considerevoli, di sangue da un paziente al fine di ridurne il volume circolante. In genere si prelevava una sola unità di sangue per ridurre la quantità di globuli rossi che aumentavano in particolari malattie come l’emocromatosi, la policitemia vera, la porfiria cutanea tarda. In un’epoca in cui non vi erano trattamenti per l’ipertensione arteriosa si pensava che il salasso potesse avere un effetto benefico nel ridurre, sia pure per breve tempo, la pressione sanguigna riducendo il volume del sangue circolante.
Il salasso, detto con nome tecnico anche flebotomia che significa apertura di una vena, fu una pratica di cui si fece, per il passato, un abuso incredibile. Oggi è caduto in disuso ma si continua ad usarlo in qualche caso come, ad esempio, nel trattamento dell’edema polmonare acuto. La sua esecuzione è estremamente semplice. Si agisce alla stessa maniera di quando si preleva un flacone di sangue per donazione. Il sangue, per lo più, viene prelevato da una vena del gomito: la vena basilica; più raramente da una vena del dorso del piede che, in genere, è la pedidia.
Altra forma più blanda di salasso era il sanguisugio che si praticava con l’applicazione delle sanguisughe o mignatte che dir si voglia. Il medico ne ordinava l’impiego e indicava la zona sulla quale dovevano essere applicate. Ci si rivolgeva, allora, al barbiere che all’epoca le conservava, così come doveva essere fatto, in un vaso di gres contenente sabbia umida. Questi le applicava dopo aver detersa e inumidita la pelle con il latte. Le sanguisughe subito si attaccavano e si staccavano soltanto quando diventavano gonfie per il sangue che avevano succhiato. Il medico indicava anche il numero delle sanguisughe da applicare in rapporto alla quantità di sangue che voleva che fosse succhiato. Le sanguisughe erano registrate, all’epoca, nella Farmacopea Italiana. Come mezzo di sottrazione di sangue veniva impiegata la sanguisuga il cui nome scientifico era Hirudo Medicinalis. A titolo di curiosità, per dimostrare quanto fosse diffuso il sanguisugio, ricordo che la sola farmacia della Clinica Medica di
Parigi nel 1837 fornì per i pazienti più di un milione di sanguisughe.
La dottrina del salasso trae origine dalla vecchia teoria dei quattro umori che nell’organismo umano si trovavano in equilibrio reciproco: il sangue; la bile verde; la bile gialla e il muco. La malattia, secondo questa teoria, consisteva in uno squilibrio tra questi liquidi, provocato dall’influenza dell’ambiente, dalle stagioni, dal tempo e dall’alimentazione. Una persona grassa e pletorica aveva un eccesso di sangue per cui le avrebbe fatto bene perderne la quantità in eccesso. La cosa strana è che si volevano trattare con il salasso tutte le malattie anche quelle che sicuramente non ne potevano ricevere un’azione benefica.
Si pretendeva, ad esempio, di trattare con il salasso anche un’ernia. Un certo Heinrich Calisen, danese, tolse tanto sangue ad un paziente con un’ernia strozzata finché questi perse i
sensi. Si indebolì al punto tale che si ebbe un rilasciamento della muscolatura e l’ernia rientrò,
spontaneamente, nel piccolo orificio dal quale era fuoriuscita. In genere si toglieva circa mezzo
litro di sangue. C’era, invece, chi toglieva anche due litri di sangue per volta specie se il paziente era corpulento. Dopo un trattamento del genere ci si doveva sentire necessariamente diversi anche se non bene. I medici credevano nell’efficacia del salasso ma vi era anche chi lo faceva soltanto per guadagno. Thomas Dover era un medico ed esercitava anche la professione di pirata. Salassò centottanta marinai colpiti da una strana e sconosciuta epidemia. Doveva trattarsi di una grave malattia se è vero che ad ogni uomo vennero tolti circa quattro litri di sangue.
Maria la Sanguinaria, regina inglese del sedicesimo secolo, detta anche Maria la Cattolica, veniva sottoposta periodicamente e con regolarità ai salassi. Risulta, infatti, che un certo Cesare Hawkins ricevesse mille sterline l’anno per eseguire questa pratica. La fede nel salasso era pari a quella che si riponeva nell’enteroclisma o in tutte quelle sostanze che aiutavano a ripulire l’intestino. Carlo II d’Inghilterra, nel diciassettesimo secolo durante i suoi ultimi giorni di vita, dopo essere stato colpito da un ictus cerebrale, fu purgato e salassato. Detti rimedi non ebbero però efficacia. Gli fu somministrata, allora, per rilassarlo una bevanda a base di mandorle dolci e liquirizia mentre sui piedi venivano applicati escrementi di piccione. Quando anche questi rimedi fallirono gli furono date quaranta gocce di un estratto di teschio umano. Il Dott. Scarburgh, uno dei dodici medici curanti, affermò che nulla fu lasciato intentato.
Da un punto di vista tecnico il salasso era semplice. Comportava soltanto l’apertura di una vena, in genere in prossimità del gomito, con un bisturi o con una lancetta. Il sangue che fuoriusciva copioso veniva raccolto in una bacinella. Qualche volta però si verificavano seri incidenti Alla regina Carolina di Baviera, all’inizio del diciannovesimo secolo, fu incisa per errore l’arteria brachiale anziché una delle vene del gomito. Si ebbe un’emorragia imponente ed inarrestabile che portò rapidamente a morte la paziente. Fu un esempio di imperizia professionale. A Carlo IX di Francia, il Re che il 24 Agosto 1572 ordinò contro gli Ugonotti la strage di S. Bartolomeo, fu leso il nervo radiale nel corso di un salasso. Il famoso medico dell’epoca Ambroise Parè impiegò circa tre mesi per il recupero parziale della funzionalità del pollice. Indubbiamente fu un caso di malasanità dell’epoca ed un esempio di colpa professionale. Non risulta però che il Re abbia citato in giudizio quel chirurgo per il risarcimento dei danni. In epoca più recente Vittorio Emanuele II di Savoia, ammalatosi di polmonite, fu salassato per cinque giorni di fila e gli furono applicate diciotto sanguisughe.
Come si vede il trattamento dei pazienti, in altra epoca, era molto avventuroso ma
non privo di risultati. Per i credenti interveniva spesso Gesù Cristo per assicurare la guarigione o, almeno, la sopravvivenza a certe pratiche terapeutiche. Anche oggi, in un gran numero di casi, succede la stessa cosa.





















