La VI domenica del Tempo di Pasqua veniamo invitati da Gesù a non lasciare che il cuore viva di turbamenti e di timori perché la sua Parola dona quella consapevolezza di fiducia che ha anche il salmista: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (sal 131,2).
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Le parole di Gesù esprimono un profondo senso di intimità con il Padre che porta ad aprire il cuore all’umanità. L’esperienza di questa intimità è data da una scelta libera e responsabile: “Se uno mi ama”. Dio non impone mai nulla a nessuno fosse anche l’amore, tutto deve scaturire da una vera esperienza di incontro, dalla capacità di compiere un movimento verso… Dio. L’amare Gesù significa vivere non di sentimentalismo o romanticismo ma di azioni concrete verso il prossimo; chinarsi ai piedi dei fratelli e sorelle di ogni giorno per farsi carico dei loro bisogni primari; fare esperienza di porgere l’altra guancia; pregare per i propri nemici, benedire chi invece maledice. In sintesi, scegliere e agire come ha fatto Lui.
«Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». Solo amando Lui si può imitare Lui. Gesù può essere accolto e imitato solo se c’è amore per Lui, altrimenti le sue azioni e le sue parole sono assurde, fuori dal coro e inaccettabili. Essere cristiani non significa fare delle cose religiose, per quanto possono essere buone, ma sentirsi amati come figli dal Padre e amare con il cuore tutti i fratelli e sorelle. Essere cristiani significa sforzarsi ogni giorno ad essere simile a Gesù.
«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
L’insegnamento di Gesù non si esaurisce con la sua salita al cielo ma continua con l’azione della Spirito Santo che ha due compiti: insegnare (in signare) e ricordare (re cordis). Lo Spirito Santo ravviva dentro di noi il segno che ha lasciato Gesù nella nostra vita. Qual segno che si completerà nella nostra resurrezione. Il segno della nostra appartenenza a Dio e che viene continuamente rafforzato e ravvivato dalla grazia sacramentale. Ma lo Spirito Santo ha anche il compito di richiamare continuamente al nostro cuore l’amore di Gesù Cristo affinché non dimentichiamo mai che abbiamo «ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio» (Rm 8,15-16).
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Gesù lascia la sua pace che si differenzia da quella del mondo. La sua pace non è frutto di compromessi o di convenienze terrene, ma esprime la capacità di vedere negli altri il bene. La pace si costruisce con azioni concrete per far rifiorire il bene nel dialogo ed esercitando la capacità di sentire l’altro non come un nemico da sconfiggere ma come un amico con cui andare d’accordo, quindi i nostri atteggiamenti di pace possono farci superare ogni situazione di conflitto.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». In questi ultimi versetti ritorna il discorso dell’amore. Gesù chiede di superare l’amore frutto di egoismo o di possessione morbosa. L’amore di Gesù non è piegare su se stessi la propria vita ma è la capacità di gioire della felicità altrui. Il vero amore insegnato da Gesù non ci pone al centro dell’universo, dove il sole ruota attorno a noi, ma accanto agli altri per tessere relazioni di autentica comunione. Il vero limite umano è l’incapacità, certe volte, di sentirsi veramente amati da Dio e di essere incapaci di ricambiare il Suo grande amore, facendolo sperimentare agli altri attraverso l’amore che riusciamo a donare. Buona domenica




















