Il cinquantesimo giorno partendo dalla Pasqua la Chiesa celebra la solennità della Pentecoste. In questa domenica ricordiamo: “Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatté impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (Atti 2, 1-4). Il fuoco della Spirito Santo scende sugli apostoli consacrandoli e abilitandoli ad essere annunciatori della Parola di salvezza, la Buona Notizia consegnata da Gesù affinché ogni uomo e donna sulla Terra, per ogni generazione, avesse la consapevolezza che Dio è Amore infinito e misericordioso.
Con questa solennità termina anche il Tempo di Pasqua dando inizio al Tempo Ordinario. L’azione dello Spirito Santo prosegue nell’ordinario della vita. Il Signore Gesù prima di ascendere al cielo e sedere alla destra del Padre fa una grande promessa: «io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre». Lo Spirito Santo è dono della preghiera che scaturisce dal Cuore di Cristo, Lui è il primo Paràclito e Spirito Santo è l’altro Paràclito che continua a restare con l’umanità.
Ma cosa significa Paràclito? Una bella definizione viene data da San Giovanni Paolo II che nell’Udienza Generale del 24 maggio 1989 così disse: «Invece di “Paraclito” molte traduzioni adoperano la parola “Consolatore”; essa è accettabile, benché occorra ricorrere all’originale greco “Parákletos” per afferrare appieno il senso di ciò che Gesù dice dello Spirito Santo. “Parákletos”, letteralmente significa: “colui che è invocato” (da para–kaléin, “chiamare in aiuto”), e dunque “il difensore”, “l’avvocato”, nonché “il mediatore” che adempie la funzione di intercessore (intercessor)». L’azione dello Spirito Santo nella Chiesa è di consolare, aiutare, difendere e mediare. Così avviene per ogni credente che invoca la presenza dello Spirito Santo nella propria vita, la quale è consolata dall’Amore Eterno. Gesù indica altre azioni concrete dello Spirito Santo. Infatti, egli dice che «il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Lo Spirito Santo dovrà insegnare (in signare) e ricordare (re cordis). Lo Spirito Santo ravviva dentro di noi il segno che ha lasciato Gesù nella nostra vita. Qual segno che si completerà nella nostra resurrezione. Il segno della nostra appartenenza a Dio e che viene continuamente rafforzato e ravvivato dalla grazia sacramentale. Ma lo Spirito Santo ha anche il compito di richiamare continuamente al nostro cuore l’amore di Gesù Cristo affinché non dimentichiamo mai che abbiamo «ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio» (Rm 8,15-16). Infine, i doni legati all’azione dello Spirito Santo che riceviamo nel giorno del Battesimo e confermati nel giorno della Cresima: il dono della sapienza, il dono dell’intelletto, il dono del consiglio, il dono della scienza, il dono della pietà, il dono della fortezza, il dono del timor di Dio. I sette doni che tutti ricevono producono frutti abbondanti di grazia per la vita del credente perché permettono di accogliere e osservare la Parola di Dio e di renderla presente nella testimonianza evangelica.
Con tutta la Chiesa, in questa Domenica di Pentecoste, vogliamo invocare lo Spirito Santo dicendo: “Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”.
Buona Domenica di Pentecoste a tutti voi.




















