Celebriamo oggi la Solennità dell’Ascensione del Signore Gesù, dopo quaranta giorni dalla sua Resurrezione e prima della Solennità di Pentecoste. Infatti, dopo la sua Resurrezione, Gesù resta con i suoi discepoli per quaranta giorni istruendoli e educandoli alla missione che avrebbero dovuto iniziare dopo la discesa dello Spirito Santo (Pentecoste). Con questa solennità si conclude la vita terrena di Gesù nel suo corpo fisico, si unisce a Dio Padre, nell’attesa della sua seconda e definitiva venuta sulla terra per giudicare ogni cosa.
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. Il testo evangelico di Luca si conclude con queste ultime parole di Gesù. ancora una volta la fondatezza dei fatti è sostenuta dalla Parola di Dio, la quale si concretizza con eventi significativi. Il progetto salvifico del Padre trova la sua pienezza nel sacrificio del Figlio Gesù e nella sua Resurrezione. Da questo evento nasce la missione della Chiesa: predicare, annunziare e testimoniare Gesù così da rendere efficace la sua opera. Due sono gli effetti immediati della missione identificati da Gesù: la conversione di coloro che ascoltano la Parola e il perdono dei peccati. Parola certa del Vangelo e Misericordia nella testimonianza sono i due elementi certi della missione.
“Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. I discepoli non devono improvvisare o inventare ma testimoniare. Gesù chiede di portare agli altri la propria esperienza di fede, essere sale della terra e luce del mondo, essere lampada e fiamma viva della Parola. Perché tutto questo avvenga Gesù realizza la promessa del Padre, inviare lo Spirito Santo affinché i discepoli ricordino che conta più una buona testimonianza di fede che mille parole senza emozione. Si può testimoniare Gesù solo dopo averlo incontrato altrimenti tutto resta vuoto.
“Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”. Dopo aver ascoltato le parole di Gesù i discepoli sono condotti a Betania, luogo dell’amicizia. Il momento è solenne e forte. Gesù alza le mani e benedice i suoi discepoli. Un gesto di puro affetto carico di amicizia. La missione dei discepoli inizia con la benedizione di Gesù e con una certezza, non sono soli. Gesù si stacca dalle cose terrene per entrare in cielo ma fa dono della sua comunione. La benedizione non è soltanto un gesto ma un vero atto di grazia. La Parola di Gesù rafforza il legame di benedizione e di comunione con i discepoli.
“Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”. I discepoli, dopo aver accolto la benedizione e salutato Gesù, tornano a Gerusalemme per testimoniare la loro esperienza di fede. Non vanno a predicare ma a manifestare la gioia di Gesù. La stessa gioia che si trasforma in preghiera di ringraziamento e di lode per il dono ricevuto. I discepoli maturano una grande certezza, se desiderano vedere di nuovo Gesù devono andare nel tempio, luogo della preghiera comunitaria, certi che “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Buona festa dell’Ascensione del Signore




















