Il contesto del brano evangelico di questa V Domenica di Pasqua è il Cenacolo dove Gesù ha lavato i piedi ai discepoli e ha iniziato un lungo discorso con loro. Il capitolo da cui è tratto il testo, è rivolto a tutte le comunità cristiane che seguiranno Gesù nella missione di testimoniare nel mondo la Buona Notizia.
“Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito”. L’uscita di scena di Giuda segna l’inizio del discorso di congedo di Gesù. La notte dell’ultima cena è segnata da questa scelta di uno dei discepoli di tradire il Maestro. L’amore del gesto di Gesù, della lavanda dei piedi, non ha prezzo mentre Giuda ha cercato inutilmente di comprare proprio l’amore. La sua scelta di uscire dal cenacolo lo porterà a separarsi definitivamente da Gesù, un punto di non ritorno. Dopo aver donato sé stesso, Gesù porta a compimento il progetto del Padre che non è costituito dal fallimento ma dalla gloria. Già in precedenza, per ben due volte, Dio Padre aveva richiamato l’attenzione dei presenti su Gesù glorificandolo: al Battesimo del Giordano quando «il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”» (Lc 3,21-22) e nell’episodio della Trasfigurazione dove i discepoli udirono una voce dalla nube «che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”» (Lc 9,35).
“Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Gesù manifesta tutto il suo affetto chiamando i discepoli “figlioli”. Come un padre raccoglie i suoi figli per dare le sue ultime volontà cosi Gesù chiama i discepoli per lasciare il suo testamento. L’eredità consegnata è un nuovo comandamento, diverso dai precedenti, perché mette al centro la relazione con Dio e con gli altri al di sopra di qualsiasi regola scritta. La legge suprema è accogliere il dono di Dio per farsi dono per gli altri. Quanto si deve amare il prossimo? Tanto quanto si fa esperienza di essere amati da Dio. Più ci si sente amanti più si ama. Gesù viene a portare la dimensione della Croce come via dell’amore verticale tra Dio e l’umanità e la via dell’amore orizzontale tra tutte le persone. Al centro Gesù, l’amore senza misura e confine. Per ben due volte Gesù invita ad amarsi gli uni gli altri.
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»”. Cosa dovrà distinguere i discepoli di Gesù dagli altri? Il segno di riconoscimento deve essere l’amore vicendevole, aperto a tutti, cominciando dai nemici. Il linguaggio del credente deve essere l’amore, segno concreto della presenza di Gesù. Proprio l’amore fraterno costruisce le comunità, le relazioni, le testimonianze di essere parte di un amore più grande, quello di Gesù. L’invito all’amore fraterno e vicendevole è rivolto a tutti coloro che hanno incontrato Gesù e quotidianamente fanno esperienza della sua Parola di vita eterna, perché proprio dalla Parola si può comprendere il valore autentico della relazione cristiana.
Nella prima Lettera di Giovanni cosi è scritto: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi» (1Gv 4, 7-12). Il segreto della felicità non è il possedere ma il donare senza misura agli altri, perché ciò che rende felici è già presente già in ognuno, ma per essere efficace bisogna imparare a donare per essere parte di Dio. Buona domenica




















