Rubrica a cura di don Carmine Ventrone. Il cammino di Gesù prosegue in modo spedito, partendo dalla sinagoga di Nazaret e passando per Cafarnao arriva presso il lago di Gennèsaret e tra guarigioni e miracoli vari annuncia la Parola di Dio “predicando nelle sinagoghe della Giudea” (Lc 4, 44).
“In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca”. Il desiderio di ascoltare Gesù porta la folla a cercarlo continuamente. La gente ha fame di Dio e non vuole sprecare nemmeno un momento pur di nutrirsi del “pane della Parola” fino a fare ressa. Non c’è una Sinagoga per predicare nei paraggi allora Gesù va incontro alle esigenze della folla e anche una barca può diventare un pulpito. Nulla capita per caso e proprio presso il Lago incontra questi pescatori ai quali chiede aiuto salendo sulla loro barca. Il bene della gente è prioritario e va annunciata la Parola che entra, di fatto nella quotidianità di una barca da lavoro.
“Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Mentre Gesù istruisce la folla Pietro e gli altri vengono coinvolti con la loro barca. La predicazione termina ma non la giornata dei pescatori. Gesù rivolgendosi a Pietro lo invita a pescare di nuovo. La notte è stata difficile e la delusione è tanta. Pietro condivide con Gesù tutta la sua frustrazione e la delusione per una nottata fallimentare. Pietro e gli altri pescatori sono anche stanchi e demoralizzati. La storia della chiamata di Pietro e degli altri tre inizia con un “ma”. La fatica, la stanchezza, la delusione e la frustrazione sono presenti “ma” la parola di Gesù cambia ogni cosa. Li rassicura e dona loro nuova energia. È la Parola di luce che vince la notte.
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. La fiducia riposta in Gesù viene premiata. La decisione di accogliere la sua Parola porta più risultato di un’intera notte. L’abbondanza della pesca testimonia che Gesù aveva ragione, fidarsi di lui non è mai un errore. Perché la Parola accolta abbia un maggior risultato bisogna sempre condividere con gli altri. Tutti abbiamo bisogno di Dio e ognuno ha bisogno degli altri, perché nessuno si completa da solo. Tutto questo avviene nella misura in cui si pone al centro Gesù Cristo. Uno è Dio, una è la Parola, una è la Chiesa e una è la missione.
“Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.” Pietro resta colpito da Gesù fino al punto da inginocchiarsi e riconoscersi peccatori. Pietro, però, non sa ancora che innanzi a Dio tutti siamo peccatori. Sul volto di Pietro e degli altri è evidente lo stupore che si trasforma subito in timore, in paura. Gesù subito rassicura Pietro con questo bellissimo invito: “non temere”. La missione sarà difficile, impegnativa, certe volte impossibile, ma tu, Pietro, non temere. Anche a noi viene rivolto questo invito di Gesù; finché ci sarà lui nella nostra vita non dobbiamo temere perché la fatica della notte, e di ogni notte, presto passa e lascia spazio all’alba del nuovo giorno.




















