Con la Domenica delle Palme della Passione del Signore inizia la Settimana Santa. Entriamo a Gerusalemme insieme a Gesù per vivere il momento più importante e significativo della nostra fede cristiana. La liturgia di oggi ci offre la possibilità di meditare la Passio secondo il testo evangelico di Luca. Viviamo la Settimana Santa, in quest’anno giubilare, con la “speranza che non delude” (Rm 5,5) e la certezza che la Parola di Dio ci dona sempre qualcosa di nuovo, di vero e di buono.
“Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. La Passione di Gesù secondo Luca inizia con la rivelazione di Gesù, questo forte e ardente desiderio di stare con i suoi discepoli. La condanna a morte da parte dei capi dei sacerdoti e degli scribi è stata già emessa ma, nonostante tutto, Gesù controbilancia l’odio nei suoi confronti con questa rivelazione amorevole verso i suoi discepoli. Le parole di condanna vengono superate e annientate dalla l’unica Parola che salva, quella di Gesù. Mentre il male ha la sua radice negli interessi terreni, l’amore ha radice in Dio.
“Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!” Per denaro cosa non si farebbe, anche tradire il proprio amico. Certamente lo sguardo di Giuda non è rivolto verso Gesù ma verso sé stesso e verso la propria avidità. In realtà più che tradire Gesù, Giuda tradisce sé stesso al potere del denaro, vende l’amico Gesù a personaggi che si nutrono di male. La differenza tra Gesù e Giuda sta nel desiderio: mentre Gesù desidera fortemente donare sé stesso agli altri, Giuda desidera nutrire la propria avidità.
“E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve”. Il Cenacolo, custode fedele delle parole di Gesù, ci offre la possibilità di fissare nel nostro cuore quei momenti dell’Ultima Cena. Lo sguardo dei discepoli prima si sofferma su Gesù attratti dall’annuncio del tradimento, ma poi l’attenzione ricade su di loro. Discutono non su come salvare Gesù ma di “chi di loro fosse da considerare più grande”. Si può solo immaginare l’amarezza di Gesù nel vedere e ascoltare i suoi discepoli gareggiare e discutere di potere. Non comprendono che il vero potere sta nel servire gli altri, come ha fatto Gesù stesso.
“Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Inizia per Gesù il tempo della preparazione ma anche dell’esperienza della solitudine terrena. Cerca conforto nella preghiera, nel Padre suo. Sente paura e angoscia. Percepisce il dolore che dovrà sopportare, sente tutto il male dell’umanità riversarsi addosso. La sua anima sente tristezza per il rifiuto e l’ingratitudine umana. I tanti miracoli compiuti, le tante parole dette, i peccati perdonati sembrano non avere più nessun valore. Lo sguardo di Gesù è rivolto al cielo, incrocia lo sguardo del Padre, sa che non è solo in questo momento. La sua tristezza si trasformerà in gioia ma prima deve consegnare sé stesso.
“Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò”. Il testo evangelico, come in una foto, ha impresso le ultime ore della vita di Gesù. Viene crocifisso e cala il buio sull’umanità tutta. Sembra che la tenebra abbia vinto, la paura e lo sconforto avvolgono i discepoli tanto che scappano via tutti, eccetto Giovanni. Tutto termina con l’ultimo grido di Gesù nel consegnare lo spirito nelle mani del Padre.
“Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto»”. Tutti guardano Gesù, chi per deriderlo per l’ultima volta chi invece per cercare l’ultima briciola di amore. L’evangelista Luca riporta le parole del centurione di guardia ai condannati a morte. Parole che permettono a noi, come al centurione, di volgere lo sguardo su Gesù Crocifisso, Morto e Risorto, e al termine della Settimana Santa, possiamo esclamare anche noi “veramente Gesù è il Figlio di Dio”. Questa è la nostra fede che alimenta la nostra speranza che non delude mai.




















