Quarta domenica del tempo di Pasqua, prima con il nuovo papa Leone XIV, dedicata alla Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il brano evangelico è tratto da un discorso di Gesù durante la festa giudaica della dedicazione del Tempio di Gerusalemme.
“In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Gesù parlando in parabole definisce il popolo gregge in quanto lui stesso è il pastore. Una caratteristica del gregge che appartiene a lui è l’ascolto. Le pecore, cioè il credente, ascolta la sua voce. Non è soltanto un ascolto esteriore ma una vera accoglienza della sua Parola fino a diventare obbedienza. È nell’ascolto e nell’accoglienza della sua Parola che nasce l’unione con Gesù buon pastore. Il legame non è possessione ma appartenenza; con l’ascolto della Parola si diventa parte di comunione e comunità in Cristo e nella Chiesa. La prima scelta che deve essere fatta è l’ascolto come segno di attenzione alla Parola di Dio. Solo dopo l’ascolto inizia la sequela, il discepolato.
“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano”. La risposta di Gesù all’ascolto della sua voce è il dono della vita eterna. Ovvero la sua Parola è vita eterna! Gesù è la vita eterna dell’umanità tutta. Solo nella scelta dell’ascolto e dell’accoglienza della sua Parola si ha la garanzia della salvezza, come lo stesso Pietro dice: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6, 68-69). Ecco l’unica verità della fede, ma come ricorda papa Leone XIV «oggi non mancano poi i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto» (omelia della S. Messa del 09.05.2025).
“Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola»”. Nella stessa condizione si trova anche Gesù che ascolta e accoglie la Parola del Padre facendosi «obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2, 8). Bellissimo l’aggettivo “mio” che indica l’intima unione tra il Padre e Gesù. Un possessivo dialogato nell’Amore eterno e che coinvolge l’intera umanità. Gesù è consapevole che tutto è un dono, anche ogni singola persona, e che tutto appartiene al Padre. La forza infinita di Dio nasce e si rafforza con la comunione eterna e amorevole tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Di questa comunione eterna è parte anche la Chiesa e tutta l’umanità.
In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ci viene ricordato che «La vocazione è un dono prezioso che Dio semina nei cuori, una chiamata a uscire da sé stessi per intraprendere un cammino di amore e di servizio. Ed ogni vocazione nella Chiesa – sia essa laicale o al ministero ordinato o alla vita consacrata – è segno della speranza che Dio nutre per il mondo e per ciascuno dei suoi figli» (dal messaggio per la 62ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni di Papa Francesco, del 19.03.2025). Chiamati per nome per essere segno di speranza per l’umanità.
Buona domenica




















