Da tempo denunciamo l’assenza di una corretta e puntuale comunicazione istituzionale, di un servizio pubblico essenziale che oltre a trasmettere – con indipendenza ed imparzialità – corrette informazioni, dovrebbe puntare a creare un dialogo costruttivo con le cittadine e i cittadini, promuovendo trasparenza, verità, credibilità e coinvolgimento e garantendo loro la necessaria conoscenza (“conoscere per deliberare”).
Al contrario, negli ultimi nefasti dieci anni siamo stati “alluvionati” da una martellante propaganda (prevalentemente via social), finalizzata a persuadere, a promuovere la loro immagine e a conquistare o mantenere il consenso elettorale. Siamo stati costretti a subire una perenne campagna elettorale! Eppure, la Legge 150/2000 ha sancito il ruolo chiave della comunicazione istituzionale, che non deve essere confusa con la propaganda politica. Non ci hanno fatto mai mancare le loro sgargianti “passerelle”, le stucchevoli “dirette” o i loro patinati video per propagandare asfaltature e “inizi lavori”, ma ciò che dovevamo conoscere per legge ci è stato sistematicamente negato, confermando che per Lavanga & Co. la “cittadinanza” è sinonimo di “sudditanza”. Un solo esaustivo esempio.
Da mesi la città deve fare i conti con un cantiere in Viale Regina Margherita. Un cantiere che dobbiamo presumere necessario (stendiamo un velo pietoso sulla programmazione dei lavori pubblici e sui tempi di esecuzione), ma che ha fatto ulteriormente “impazzire” un traffico urbano che è già normalmente ed immotivatamente caotico e pericoloso. Ma di tale cantiere si sa poco o quasi nulla. Non si sa neppure ciò che per legge dovrebbe essere reso noto attraverso il cartello di cantiere. Sappiamo che il cartello di cantiere per lavori pubblici è uno strumento fondamentale di trasparenza e vigilanza. La normativa vigente impone l’obbligo di esposizione ben visibile prima dell’inizio dei lavori e per tutta la loro durata.
Per i lavori pubblici, le informazioni richieste sono più dettagliate rispetto ai cantieri privati. Il cartello deve riportare chiaramente: i dati dell’opera e cioè la natura, la descrizione e l’importo complessivo dei lavori, la suddivisione finanziaria, ovvero l’importo a base d’asta, gli oneri per la sicurezza e il ribasso d’asta, la data di inizio e la data stimata di ultimazione dei lavori, il committente , il responsabile del procedimento (RUP), il direttore dei lavori e il direttore operativo, il coordinatore della sicurezza, l’impresa esecutrice (con indicazione di eventuali subappaltatori). E sappiano che la giurisprudenza (es. Cassazione penale, sentenza n. 10087/2026) ha stabilito che la mancata esposizione del cartello non è una semplice irregolarità amministrativa, ma una violazione penalmente rilevante che impedisce le attività di vigilanza e controllo (di recente la normativa sulla sicurezza sul lavoro richiede anche l’adozione del nuovo badge di cantiere elettronico o tessera di riconoscimento per tutti gli addetti in appalto e subappalto, con l’obiettivo di tracciare le presenze ed elevare gli standard di controllo).
Eppure, il cantiere di viale Regina Margherita appare sprovvisto dell’apposito cartello. L’art. 27 del d.P.R. n. 380/2001 prevede espressamente che, in assenza del cartello, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria ne diano immediata comunicazione all’autorità giudiziaria e agli organi competenti. Domandiamo: Perché per i lavori pubblici di viale Regina Margherita non è stato affisso alcun cartello di cantiere? E’ possibile mettere su da viale Regina Margherita una diretta social (ma va bene anche in differita) del Sindaco per comunicare alla Città (elegantemente, come solo lui sa fare) tutte le informazioni che la legge prevede che siano apposte sul cartello di cantiere e che non sono note a causa dell’assenza di tale cartello? Potrebbe risultare il suo video più utile, la sua performance comunicativa più riuscita.
E una corretta e puntuale comunicazione istituzionale è fondamentale anche a proposito di tasse e tributi. Gli esperti ci dicono che il successo della “rottamazione” dipenderà in larga misura anche dalla capacità comunicativa delle amministrazioni locali. E che occorre evitare il rischio concreto che la complessità del sistema fiscale porti molti contribuenti a ignorare la possibilità di sanare la propria situazione con un piano di rateizzazione e il possibile azzeramento delle sanzioni e degli interessi di mora.
Per questo, occorrerebbe un impegno solido da parte dei Sindaci nel comunicare adeguatamente la misura (nel frattempo, con l’entrata in vigore della Legge n. 88/2026, oltre alla “Rottamazione autonoma”, in cui sono i Comuni a definire in piena autonomia scadenze, requisiti e piani di rateizzazione, vi è anche la possibilità della “Rottamazione preconfezionata”, con cui viene estesa ai Comuni la stessa regolamentazione prevista per la pace fiscale prevista a livello nazionale per i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 2000 al 2023). A Mondragone, invece, nonostante ripetute sollecitazioni, la “rottamazione” e le sue procedure per ora restano un’incognita. – Associazione Mondragone Bene Comune.




















