Caserta. Il campo parla, la città risponde. E quando il palazzetto non basta più, il tema smette di essere solo sportivo e diventa inevitabilmente politico, urbanistico ed economico. Nell’intervista rilasciata nell’edizione odierna de Il Mattino, il presidente della Juvecaserta, Francesco Farinaro, lancia una proposta destinata a far discutere: un Palaeventi nell’area dell’ex Macrico.
Il dato di partenza: una città che risponde
Il punto di forza del ragionamento di Farinaro è concreto: i numeri. Biglietti esauriti in pochi minuti, migliaia di richieste inevase per Juvecaserta – Virtus Roma di stasera, un entusiasmo che travalica la categoria. La Juvecaserta, anche nei campionati minori, ha mantenuto un legame forte con il territorio.
Non è solo sport: è domanda reale di infrastrutture.
“Ricevuto richieste per 6.500 posti”, sottolinea il presidente, evidenziando come l’attuale PalaPiccolo sia ormai strutturalmente insufficiente.
La proposta: un Palaeventi al Macrico
L’idea è chiara: realizzare una struttura moderna, polifunzionale, capace di ospitare sport e spettacoli, occupando meno del 10% dell’area dell’ex Macrico.
Una visione che punta su: accessibilità (alta velocità, parcheggi, mobilità pedonale); rigenerazione urbana (flussi verso il centro storico); impatto economico (fino a 1 milione di presenze annue stimate).
È qui che il discorso si allarga: non più solo Juvecaserta, ma modello di sviluppo urbano.
Il nodo Macrico: tra sogno verde e realtà finanziaria
Il problema, però, è noto e irrisolto. L’area dell’ex Macrico è al centro di visioni divergenti da anni.
Da un lato il masterplan “Campo Laudato Si’” (2023): niente nuovo cemento; oltre 250mila mq di verde; investimento stimato di 180 milioni di euro.
Dall’altro, le incertezze emerse nel 2025: finanziamenti parziali; ipotesi di funzioni miste; timori di frammentazione e nuove edificazioni.
In mezzo, una domanda semplice ma decisiva: chi paga?
Il punto critico: sostenibilità economica
Un grande parco urbano, sul modello “Central Park”, ha costi enormi: acquisizione dell’area; realizzazione; manutenzione continua.
Per dare un ordine di grandezza: un parco di grandi dimensioni come l’ex Macrico può richiedere decine di addetti stabili, per una gestione minima efficiente anche 50/80; costi annuali stimabili tra 1 e 3 milioni di euro, a seconda dei servizi.
Numeri difficili da sostenere per una città come Caserta, che da anni convive con fragilità finanziarie e limiti amministrativi e politici, oltretutto in una situazione di eterno dissesto finanziario.
Il paragone con Central Park – che ha un minimo di circa 300 dipendenti, e quando necessario altri provenienti dal Comune di New York – non è replicabile: lì esiste un sistema misto pubblico-privato consolidato, con forte supporto filantropico.
Due visioni a confronto
Si stanno delineando, di fatto, due approcci:
- Visione “ideale”: grande parco integrale; funzione ambientale e sociale; forte dipendenza da fondi pubblici.
- Visione “funzionale”: infrastruttura produttiva; ritorno economico diretto; possibile effetto volano sulla città.
Il Palaeventi si inserisce nella seconda: meno romantica, ma più legata alla sostenibilità economica.
Il vero tema: equilibrio
La proposta di Farinaro non cancella il progetto del parco, ma lo ridimensiona implicitamente. Introduce un principio chiave: senza funzioni economicamente attive, il Macrico rischia di restare fermo ancora a lungo.
Il punto non è scegliere tra verde e cemento, ma trovare un equilibrio tra: sostenibilità ambientale; sostenibilità economica; capacità amministrativa.
L’intervista del presidente della Juvecaserta apre una discussione concreta, forse più pragmatica rispetto alle visioni del passato. Perché il rischio, oggi, non è tanto sbagliare progetto, è non farne nessuno.
E in una città che aspetta da decenni una soluzione per il Macrico, anche questo, ormai, sarebbe un lusso che non ci si può più permettere.




















