Nuovo importante sviluppo nell’inchiesta sulla morte del maresciallo dei carabinieri Giovanni Sparago, il giovane sottufficiale di 25 anni originario di Curti, in provincia di Caserta, deceduto il 18 aprile scorso presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di La Spezia.
Nelle scorse ore il padre e la madre del militare sono stati ascoltati per diverse ore dalla Procura della Repubblica di La Spezia. A raccogliere le loro dichiarazioni è stata direttamente il Sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Monica Burani, titolare del fascicolo d’indagine aperto per il reato di istigazione al suicidio.
L’audizione dei genitori rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta e arriva a seguito della richiesta avanzata dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, legali che assistono la famiglia Sparago.
Giovanni Sparago prestava servizio presso la Stazione Carabinieri di Borghetto Vara, nell’entroterra spezzino. Entrato giovanissimo nell’Arma, vi prestava servizio da circa sette anni. La sua morte ha profondamente colpito non solo la comunità ligure nella quale operava quotidianamente, ma anche il suo paese d’origine, Curti, dove la famiglia continua a chiedere che venga fatta piena luce sulle circostanze che hanno preceduto il decesso.
Massimo riserbo sulle dichiarazioni
Sul contenuto delle dichiarazioni rese ai magistrati vige il più stretto riserbo. Secondo quanto trapela, i genitori avrebbero riferito tutto ciò che era loro noto sulla vita personale e professionale del figlio, sulle frequenti conversazioni telefoniche intrattenute con lui e sulla costante messaggistica scambiata nel corso degli ultimi mesi.
Particolare attenzione sarebbe stata rivolta alle confidenze ricevute dal giovane maresciallo, ad alcuni episodi che lo avrebbero riguardato e a circostanze ritenute potenzialmente utili alla ricostruzione del quadro investigativo.
Gli investigatori puntano infatti a verificare se dalle dichiarazioni dei familiari possano emergere elementi idonei a fornire nuovi spunti d’indagine e a rafforzare o escludere l’ipotesi di istigazione al suicidio.
Qualora tali elementi trovassero riscontro oggettivo negli accertamenti in corso, l’inchiesta potrebbe conoscere ulteriori sviluppi fino all’eventuale individuazione di persone ritenute responsabili di condotte penalmente rilevanti.
Al via l’analisi di smartphone, computer e dispositivi elettronici
Parallelamente all’attività testimoniale, la Procura ha disposto un approfondito accertamento tecnico irripetibile sui dispositivi informatici appartenuti al giovane sottufficiale.
L’incarico è stato affidato alla consulente tecnica della Procura, la dott.ssa Silvia Spallarossa di Genova, che ha fissato per il prossimo 10 giugno l’avvio delle operazioni peritali presso il proprio laboratorio.
Saranno sottoposti ad analisi lo smartphone di Giovanni Sparago, la relativa scheda SIM, il computer personale, l’iPad e due chiavette USB sequestrate nell’ambito delle indagini.
La famiglia Sparago ha nominato quale consulente tecnico di parte l’ingegnere informatico Luca De Gregorio, di Napoli, che assisterà alle operazioni di acquisizione e analisi dei dati.
I consulenti procederanno alla clonazione delle memorie informatiche e alla creazione delle copie forensi dei dispositivi, attività indispensabili per garantire l’integrità e la validità processuale dei dati acquisiti.
Chat, messaggi e contatti sotto la lente degli investigatori
L’obiettivo dell’attività tecnica è particolarmente ampio. La Procura intende verificare la presenza di chat, messaggi, conversazioni, file audio e video eventualmente scambiati da Giovanni Sparago nel periodo compreso tra luglio 2025 e il giorno della sua morte.
Particolare attenzione sarà concentrata sugli ultimi giorni di vita del maresciallo, dal 10 al 18 aprile 2026, per ricostruire nel dettaglio contatti, chiamate, messaggi e attività svolte sui dispositivi elettronici.
Tra gli aspetti oggetto di verifica figurano anche eventuali riferimenti a gesti anticonservativi, situazioni di disagio, minacce, ingiurie, vessazioni o pressioni psicologiche che possano contribuire a chiarire il contesto nel quale maturò la tragedia.
Gli accertamenti dei RIS e l’attesa per l’autopsia
Nel frattempo proseguono anche gli accertamenti affidati ai RIS dei Carabinieri di Parma, chiamati a verificare l’eventuale presenza di residui di polvere da sparo sulle mani, sulle narici e sulle orecchie del giovane militare.
Le operazioni vengono eseguite alla presenza del comandante dei RIS, Generale Matteo Donghi, e del consulente balistico nominato dalla famiglia Sparago, il dott. Paride Minervini.
Resta inoltre atteso l’esito dell’autopsia eseguita il 23 aprile scorso presso l’Istituto di Medicina Legale di La Spezia, un altro tassello ritenuto fondamentale per la ricostruzione definitiva della vicenda.
L’inchiesta prosegue dunque su più fronti investigativi. Il quesito al quale la Procura cerca di dare una risposta resta immutato: stabilire se la morte del giovane maresciallo sia stata il risultato di una scelta autonoma oppure se vi siano stati comportamenti di terzi tali da configurare l’ipotesi di istigazione al suicidio.




















