Ci sono giocatori che fanno canestro, poi ci sono quelli che fanno squadra. E infine esistono quelli che diventano il volto di una maglia, il punto di riferimento di uno spogliatoio, il giocatore che tutti vogliono avere accanto quando la partita pesa, quando la palla scotta e quando la stagione si decide in quaranta minuti. Per la Juvecaserta degli ultimi anni quel giocatore è stato Domenico D’Argenzio.
Nella stagione che ha riportato i bianconeri in Serie A2, il capitano non è stato soltanto uno dei leader tecnici della squadra di Lino Lardo. È stato soprattutto il collante di un gruppo che nei momenti più difficili non si è mai disunito.
D’Argenzio non è il giocatore delle statistiche da copertina. Non è quello che cerca il titolo sul giornale del giorno dopo. Eppure basta guardare una partita per capire quanto sia importante la sua presenza.
Quando la squadra ha bisogno di rallentare, è lui che organizza, quando serve accelerare, è lui che cambia ritmo, quando occorre prendersi una responsabilità, è lui che si presenta per primo.
Tecnicamente è un playmaker moderno, capace di leggere il gioco, creare vantaggi per i compagni e punire le difese quando gli viene concesso spazio. Ma limitarlo a questo sarebbe riduttivo. La sua qualità più grande è probabilmente la comprensione della partita.
D’Argenzio vede situazioni che spesso sfuggono agli altri. Sa quando attaccare il ferro, quando cercare il lungo sotto canestro, quando spendere un fallo intelligente e quando invece controllare il ritmo. È il classico giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere in campo e che ogni compagno vorrebbe al proprio fianco.
Ma il basket non è soltanto tecnica. Ci sono categorie che non compaiono nei tabellini: il carattere, la personalità, il senso di appartenenza, ed è qui che emerge il vero valore di Mimmo D’Argenzio.
In una piazza passionale come Caserta, dove la pressione può diventare enorme e dove ogni partita viene vissuta come una questione personale, il capitano ha sempre mostrato equilibrio e responsabilità. Mai una parola fuori posto, mai una fuga dalle responsabilità, mai un passo indietro. Anche nei momenti più complicati della stagione è stato uno dei punti fermi della squadra, dentro e fuori dal parquet.
Le finali playoff hanno raccontato perfettamente il suo valore: quando serviva gestire i possessi decisivi, era lui a prendere in mano il pallone; quando serviva esperienza, era lui a guidare i compagni; quando serviva tranquillità, era lui a trasmetterla.
La promozione in Serie A2 porta tante firme: quella della famiglia Farinaro, di coach Lardo, di Radunic, di Sperduto, di Laganà, di Lo Biondo e di tutti i protagonisti di questa straordinaria stagione. Ma tra quelle firme ce n’è una che rappresenta forse meglio di tutte lo spirito di questa Juvecaserta. Quella del capitano.
E poi c’è un aspetto che forse racconta D’Argenzio più di qualsiasi statistica. Mimmo si prende responsabilità enormi. Sempre. Anche quando la partita pesa una stagione, anche quando il pallone scotta, anche quando sa che potrebbe sbagliare. E infatti a volte sbaglia, sbaglia anche tanto, perché chi decide non può avere paura dell’errore. Ma non si è mai nascosto dietro un alibi, non si è mai tirato indietro, non ha mai lasciato che fossero gli altri a prendersi il rischio. Ogni volta è tornato lì, a chiedere ancora il pallone, a metterci la faccia, il corpo e il cuore. Perché il suo basket non è costruito sulla perfezione, ma sulla responsabilità. E alla fine prova sempre a restituire tutto: ai compagni, alla società, alla città e a quella maglia che sente sua come pochi altri.
Perché le squadre vincono con il talento, le società crescono con i progetti, ma le promozioni si conquistano anche con uomini capaci di guidare gli altri quando il peso della maglia diventa più importante del peso del pallone. E Mimmo D’Argenzio, in questa stagione, è stato esattamente questo: cuore, sangue, leadership. Juvecaserta.




















