La sentenza: stop alle candidature per due tornate
La Prima Sezione Civile del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito che l’ex sindaco di Caserta, Carlo Marino, insieme agli ex assessori Emiliano Casale e Massimiliano Marzo, non potrà candidarsi ad alcuna competizione elettorale per i prossimi due cicli.
La decisione, emessa il 16 aprile 2026, riguarda tutte le consultazioni: amministrative, regionali, politiche ed europee. Un provvedimento che incide profondamente sulle prospettive politiche dei tre ex amministratori e segna un punto fermo nella vicenda istituzionale casertana.
Il collegio giudicante, presieduto da Gabriella Maria Casella, con relatore Giovanni D’Onofrio ed Enrico Quaranta, ha accolto il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato.
Le motivazioni: “grave commistione” con la criminalità organizzata
Al centro della sentenza vi è il riconoscimento di un legame strutturale tra l’amministrazione comunale e ambienti riconducibili alla criminalità organizzata locale.
I giudici parlano esplicitamente di una “grave e univoca commistione” tra pubblici amministratori e soggetti legati alla camorra casertana. Non si tratta, secondo il tribunale, di episodi isolati, ma di un sistema consolidato.
Tra gli elementi chiave evidenziati:
- sostegno elettorale proveniente da ambienti criminali
- presenza ricorrente di soggetti legati ai clan negli appalti pubblici
- consapevolezza di tali dinamiche da parte degli amministratori
Questi fattori, analizzati nel loro complesso, hanno portato a ritenere l’ente comunale permeabile agli interessi illeciti.
Dallo scioglimento del Comune alla conferma del TAR
L’attuale decisione affonda le radici nel precedente scioglimento del consiglio comunale di Caserta per infiltrazioni mafiose.
Il procedimento era stato avviato su mandato del Ministero dell’Interno, sulla base della relazione della commissione d’accesso. Successivamente, il TAR del Lazio aveva confermato lo scioglimento, respingendo il ricorso presentato dall’ex sindaco.
La sentenza del tribunale rappresenta dunque una prosecuzione coerente di quel percorso istituzionale, rafforzando le misure di contrasto alle infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione.
Impatto su economia e governance locale
Le conseguenze della decisione non sono solo politiche, ma anche economiche e sociali.
Una pubblica amministrazione considerata permeabile agli interessi criminali produce effetti diretti su: trasparenza degli appalti; concorrenza tra imprese; attrattività del territorio per gli investitori.
La distorsione dei meccanismi di affidamento pubblico penalizza le aziende che operano nella legalità e rallenta lo sviluppo economico locale.
In questo contesto, la sentenza rappresenta anche un segnale di discontinuità, volto a favorire una gestione più trasparente e orientata al bene pubblico.
Scenari politici: verso un ricambio forzato
L’incandidabilità per due tornate consecutive impone un rinnovamento obbligato della classe politica casertana.
I partiti locali dovranno individuare nuovi candidati, ridefinire strategie elettorali e ricostruire il rapporto con l’elettorato. Quest’ultima sarà la sfida principale, compromessa dalle vicende giudiziarie e amministrative.
Il provvedimento del tribunale di Santa Maria Capua Vetere segna un passaggio cruciale per il futuro amministrativo della città.
Dopo lo scioglimento del consiglio comunale e la conferma del TAR, il divieto di candidatura rappresenta un ulteriore passo nel percorso di bonifica istituzionale.
La vera sfida, ora, sarà trasformare questa fase in un’opportunità concreta di rinascita, garantendo legalità nella gestione pubblica, trasparenza amministrativa e sviluppo economico sostenibile.




















