Caserta. Il TAR del Lazio conferma lo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche e respinge il ricorso dell’ex sindaco Carlo Marino. La decisione rafforza quanto già stabilito dal Viminale nel 2025, quando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva firmato il provvedimento dopo gli accertamenti della commissione d’accesso.
Con Marino si erano costituiti gli ex consiglieri Massimo Russo e Michele Picozzi, mentre dall’altra parte, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Viminale e alla Prefettura di Caserta, si era costituito anche l’ex consigliere Donato Aspromonte.
Per i giudici non ci sono dubbi: il quadro complessivo emerso è sufficiente a giustificare lo scioglimento per rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata.
Il dispositivo: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, così come in epigrafe proposti, li rigetta”. Confermata la gestione commissariale del Comune, prevista per 18 mesi dal decreto presidenziale del 23 aprile 2025.
“Elementi chiari e convergenti”: le motivazioni dei giudici
Nella sentenza il TAR mette nero su bianco un punto centrale: gli indizi raccolti vanno letti insieme, non separatamente. È proprio questa visione d’insieme che rende credibile il collegamento tra amministrazione e ambienti vicini ai clan.
Il riferimento è a dinamiche che riguardano sia il consenso elettorale sia la gestione degli appalti pubblici, ambiti considerati particolarmente esposti al rischio di infiltrazioni. Anche senza condanne definitive, spiegano i giudici, esiste un quadro ritenuto grave e coerente.
Cosa può fare ora Marino: la carta del Consiglio di Stato
Dopo lo stop del TAR, resta aperta la strada del ricorso al Consiglio di Stato. È l’ultimo grado della giustizia amministrativa e rappresenta l’unica possibilità per ribaltare la decisione.
I tempi non sono brevi. L’appello deve essere presentato entro poche settimane, ma per una decisione potrebbero volerci diversi mesi. Nel frattempo lo scioglimento resta valido e operativo, a meno di una sospensiva che però non è automatica.
Caserta resta commissariata
La città continua quindi a essere amministrata da commissari prefettizi. È una gestione straordinaria che serve a riportare legalità e controllo negli atti pubblici, soprattutto nei settori più delicati.
Il commissariamento durerà ancora per mesi e potrebbe essere esteso, mentre l’ipotesi di nuove elezioni si allontana nel tempo.
Scenari politici: elezioni lontane e partita ancora aperta
La decisione pesa anche sul piano politico. I tempi per tornare al voto si allungano e gli equilibri locali sono destinati a cambiare. I partiti dovranno riorganizzarsi in un contesto completamente diverso rispetto a quello precedente allo scioglimento.
Molto dipenderà dalla scelta di Marino e dall’esito di un eventuale ricorso. Se il Consiglio di Stato dovesse confermare la sentenza, lo scioglimento diventerebbe definitivo. In caso contrario, si aprirebbe uno scenario complesso, con effetti anche sulla gestione commissariale.




















