In previsione della nuova Legge di Bilancio 2026 cresce lo scontro politico sulla sanità e in modo particolare sulle risorse ad essa assegnate. C’è chi sostiene che saremmo al “minimo storico” e chi invece difende il “record” di risorse destinate alla salute. Chi ha ragione?
C’è poi l’altro tema caldo: le risorse per la sanità sul PIL rispetto agli altri Paesi UE. Proviamo quindi a fare chiarezza a riguardo sul presupposto che non bisogna confondere lo stanziamento delle risorse con la spesa effettiva. Inoltre, non bisogna dimenticare che i sistemi di finanziamento dei singoli Paesi sono molto diversi.
Confrontare tali sistemi senza tener conto delle loro specificità conduce a risultati fuorvianti. Ma procediamo con ordine. Sul versante risorse destinate alla sanità il dato è inconfutabile: dal 2019 al 2026 le risorse per la sanità sono cresciute di 29,3 mld di euro (da 113,8 mld del 2019 a 143,1 mld del 2026).
La legge di bilancio 2026 prevede che nel triennio 2026-2028 le risorse per la sanità passeranno da 136,5 mld di euro del 2025 a 145 mld di euro del 2028. Risorse che il sistema salute italiano non ha mai visto in passato. Superato il biennio pandemico (2020- 2021), in cui le risorse incrementali erano destinate a sanare le ferite provocate dalla crisi sanitaria, dal 2022 in poi le risorse per la sanità sono cresciute in misura significativa anche allo scopo di rafforzare un sistema salute irresponsabilmente depotenziato negli anni.
Tuttavia, confrontando le massicce risorse stanziate con le previsioni di spesa sanitaria del NDEF 2025 emerge una criticità: nel triennio 2026-2028 mancherebbero all’appello circa 25 mld di euro. Pertanto, il vero tema è quello della crescita della spesa sanitaria pubblica.
Nel 2023 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata di 132,9 mld e quella attesa per il 2028 sarà di 155,7 mld (+ 22,8 mld).

La crescita della spesa sanitaria è in correlazione diretta con il potenziamento del SSN, con il costo delle ineludibili riforme in atto e con la crescente complessità dei bisogni di salute. Resta tuttavia il tema del gap finanziario da arginare intervenendo sulla razionalizzazione di alcune determinanti della spesa sanitaria pubblica.
Quanto al confronto con gli altri Paesi UE, in base al recente rapporto “Health at a Glance 2025”, la spesa sanitaria media pro-capite del 2024 in Europa è stata di 5.967 $ mentre quella italiana è di 5.146 $ (821 $ in meno).
Marcate le differenze tra Paesi. In Germania la spesa sanitaria pro-capite è di 9.365 $, quasi il doppio di quella italiana. La ragione risiede nel sistema di finanziamento della spesa. La Germania adotta un sistema assicurativo nel quale il 78% delle risorse proviene dai contributi obbligatori piuttosto che da imposte come avviene in Italia. Tutti i lavoratori dipendenti sono obbligati a versare contributi destinati al sistema sanitario. La quota a carico dello Stato – destinata a coprire i contributi di studenti, disoccupati e pensionati a basso reddito – è dell’8%.
Mentre il sistema sanitario italiano è universalistico e gratuito alla fruizione (salvo ticket), quello tedesco prevede una maggiore correlazione tra reddito e contribuzione (chi guadagna di più paga di più).

*Il Coordinatore del Dipartimento Salute, Sanità e Assistenza di Prossimità di ANCI Campania, Antonio Salvatore.




















