Mondragone. Un bene confiscato alla criminalità organizzata che avrebbe dovuto ospitare un centro di educazione ambientale sarebbe stato invece trasformato in un sito di stoccaggio di rifiuti, una vera e propria discarica abusiva. È quanto emerso da un’operazione della Polizia provinciale a Mondragone, riportata in un servizio del TGR Campania.
Nel corso del servizio è intervenuto anche Simmaco Perillo, referente dell’associazione Libera per la provincia di Caserta e animatore della cooperativa “Al di là dei sogni”, realtà considerata tra gli esempi più virtuosi e longevi di riutilizzo sociale di beni confiscati.
Il sindaco Lavanga: “Non sapevo”
Secondo quanto riferito nel servizio giornalistico, il sindaco di Mondragone, Francesco Lavanga, avrebbe dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che il sito – già oggetto in passato di atti vandalici e di interventi di bonifica – fosse stato adibito a discarica abusiva.
Una posizione che ha suscitato la dura reazione dell’Associazione Mondragone Bene Comune (AMBC), che in una nota stampa contesta quella che definisce una reiterata mancanza di controllo e trasparenza da parte dell’amministrazione comunale. Secondo l’associazione, la dichiarazione di non conoscenza non rappresenterebbe un’attenuante, ma un elemento di criticità nella gestione dei beni confiscati.
Le criticità già segnalate nel 2023
L’AMBC ricorda di aver sollevato già a fine 2023 il tema della gestione e della trasparenza sui beni confiscati presenti sul territorio comunale. In occasione della presentazione di un rapporto elaborato dal Centro di servizio per il volontariato di Caserta, l’associazione aveva evidenziato presunte opacità e il mancato rispetto degli obblighi informativi previsti dal Codice antimafia.
In particolare, viene richiamato l’articolo 48, comma 3, lettera C del Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, che impone agli enti territoriali di pubblicare e aggiornare mensilmente sul proprio sito istituzionale l’elenco dei beni confiscati trasferiti, con indicazione di consistenza, destinazione, utilizzazione e, in caso di assegnazione a terzi, dei dati del concessionario e degli estremi dell’atto di concessione. La mancata pubblicazione comporta responsabilità dirigenziale ai sensi della normativa sulla trasparenza amministrativa.
Secondo l’AMBC, allo stato attuale sul sito del Comune risulterebbe pubblicata una determina di ricognizione dell’agosto 2024 con un elenco allegato dei beni confiscati, ma privo – sempre secondo l’associazione – delle informazioni dettagliate richieste dalla normativa.
L’assenza di un regolamento specifico
Tra le criticità evidenziate vi sarebbe anche la mancata adozione di un regolamento comunale specifico per la gestione dei beni confiscati alle mafie. Pur non essendo obbligatorio, un regolamento di questo tipo è stato adottato da diversi Comuni della provincia di Caserta.
L’AMBC ricorda inoltre di aver proposto fin dal 2017 un Regolamento per l’Amministrazione Condivisa, ritenuto utile anche per la gestione dei beni confiscati, inviandone la bozza ai consiglieri comunali senza, sostiene l’associazione, ricevere riscontri formali.
“Non lo sapevo non è un’attenuante”
Nel comunicato, l’Associazione Mondragone Bene Comune conclude sottolineando che, quando si ricopre un ruolo di responsabilità istituzionale, la formula “non lo sapevo” non può essere considerata una giustificazione. Al contrario, viene interpretata come un’ammissione di una carenza nel controllo e nella vigilanza su beni che, per loro natura, rappresentano un simbolo di riscatto civile e legalità.
La vicenda riaccende così il dibattito locale sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, tema particolarmente sensibile in un territorio segnato storicamente dalla presenza di fenomeni camorristici. Per l’AMBC, trasparenza, pubblicità degli atti e strumenti regolamentari adeguati rappresentano passaggi imprescindibili per garantire che tali beni diventino realmente patrimonio della collettività e non oggetto di nuove criticità.




















