L’inchiesta sulle presunte tangenti legate ai lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari si allarga e arriva fino a Rete Ferroviaria Italiana. Dopo i primi sviluppi che avevano coinvolto l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto nuove perquisizioni nei confronti di cinque persone, tutte indagate a vario titolo per corruzione nell’ambito dell’appalto da oltre 9 milioni di euro relativo al conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea ferroviaria.
L’attività investigativa, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e dai sostituti Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, è stata eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, che durante le perquisizioni hanno sequestrato denaro contante e un Rolex del valore stimato di circa 80 mila euro.
Nuovi indagati: coinvolto un funzionario Rfi
Nel registro degli indagati entra Domenico Semplice, funzionario di Rfi, ritenuto dagli inquirenti uno dei destinatari delle presunte utilità illecite. Con lui risultano indagati anche la moglie Laura Arena, avvocato, l’architetto Gaetano Sacco, indicato come consulente degli imprenditori coinvolti, e gli imprenditori Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, gestori di cave rispettivamente nel Casertano e in provincia di Foggia.
I cinque si aggiungono ai tre nomi già emersi nelle scorse settimane: l’ex sindaco Carlo Marino, l’imprenditore Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex primo cittadino.
L’ipotesi della Procura: un patto corruttivo per l’appalto Tav
Secondo la ricostruzione della Procura, il presunto accordo corruttivo sarebbe nato tra la primavera e l’estate del 2022 nello studio dell’avvocato Iorio.
Luserta, che necessitava dell’autorizzazione per utilizzare una cava situata nella zona di Santa Lucia, a Caserta, per il conferimento delle terre e rocce da scavo, avrebbe chiesto l’intervento dell’allora sindaco Carlo Marino affinché il Comune proponesse a Rfi l’utilizzo del sito.
Gli investigatori ritengono che Marino abbia poi interessato il funzionario Domenico Semplice, il quale avrebbe favorito l’assegnazione dell’appalto.
Per questo presunto intervento, secondo l’accusa, Carlo Marino avrebbe ricevuto circa 200 mila euro, mentre Semplice avrebbe incassato quasi 500 mila euro tra il giugno 2024 e il gennaio 2026.
Le consulenze ritenute fittizie e i bonifici
Le somme, sempre secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state mascherate attraverso 13 consulenze ritenute inesistenti affidate all’architetto Gaetano Sacco.
Quest’ultimo avrebbe poi effettuato bonifici per circa 68 mila euro alla moglie del funzionario Rfi, l’avvocato Laura Arena, giustificati da consulenze legali considerate dagli inquirenti prive di reale contenuto professionale.
Ulteriori trasferimenti, per un importo complessivo di circa 366 mila euro, sarebbero invece confluiti verso società di ingegneria riconducibili allo stesso Semplice.
Tra i benefit contestati compare anche un Rolex di lusso, consegnato all’inizio del 2026 e sequestrato dai militari durante le perquisizioni eseguite nella giornata di giovedì.
Sotto la lente anche altri imprenditori delle cave
L’indagine ipotizza un sistema corruttivo più ampio rispetto a quello inizialmente ricostruito. Anche gli imprenditori Giovanni Sferragatta, titolare della cava Giannelli di Maddaloni, e Vincenzo Bifulco, gestore di una cava ad Apricena, avrebbero corrisposto somme di denaro al funzionario Rfi per ottenere commesse legate ai lavori dell’Alta Velocità, seppure per importi inferiori rispetto a quelli contestati a Luserta.
Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento di ulteriori imprenditori e ricostruire l’intero sistema di presunte tangenti.
Come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.





















