A diciotto anni dall’omicidio di Giovanni Piscitelli, l’ex sindaco di Cervino assassinato e poi dato alle fiamme nel febbraio 2008, i fratelli tornano a parlare pubblicamente. Lo fanno con un lungo documento in cui denunciano “un silenzio che sa di indifferenza” e chiedono che l’attenzione su uno dei delitti più efferati del Casertano non venga meno.
Il caso, che scosse profondamente la provincia di Caserta e l’intero Paese, fu raccontato dai principali media nazionali, da La Stampa a Sky TG24, che seguirono le indagini e gli arresti disposti nei mesi successivi. Nel tempo sono emerse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ricostruzioni investigative, processi e richieste di condanna. Eppure, secondo i familiari, restano ancora troppe ombre.
“Contraddizioni, zone opache e false testimonianze”
Nel loro intervento, i fratelli Piscitelli parlano apertamente di “contraddizioni, zone opache, reticenze e, a nostro parere, false testimonianze” emerse dagli atti processuali. Il nodo centrale su cui chiedono chiarezza riguarda le ore immediatamente precedenti e successive all’omicidio, in particolare un invito a cena che – sostengono – presenta incongruenze rilevanti.
Il documento analizza punto per punto le diverse versioni fornite nel tempo da alcuni protagonisti della vicenda.
Il giallo dell’aperitivo: quattro versioni diverse
Un primo elemento ritenuto significativo riguarda chi avrebbe proposto un aperitivo prima della cena. Secondo quanto riportato dai fratelli, la stessa scena sarebbe stata raccontata in almeno quattro modi differenti: inizialmente l’iniziativa sarebbe stata attribuita a uno dei presenti; successivamente la versione sarebbe rimasta invariata; a distanza di un anno, però, l’iniziativa sarebbe passata all’altro protagonista; molti anni dopo, infine, il racconto sarebbe diventato vago, senza più chiarire chi avesse invitato chi.
“Un dettaglio semplice e immediato cambia più volte nel tempo, senza motivo apparente”, osservano i familiari, sottolineando come una circostanza così basilare non dovrebbe prestarsi a simili oscillazioni.
La cena: chi l’ha organizzata davvero?
Ancora più marcate, secondo i fratelli, sarebbero le divergenze sull’organizzazione della cena.
Una prima versione parlerebbe di un incontro pianificato in anticipo con un gruppo definito; una seconda di una telefonata partita dal Comune con appuntamento fissato per il giovedì; una terza di una cena organizzata tra due sole persone, con conferma sempre tramite telefonata dagli uffici comunali.
“Ciascuno attribuisce a sé o ad altri l’iniziativa – evidenziano – ma nessuno concorda su chi abbia chiamato chi, né su quando”.
I tabulati telefonici e i dati tecnici
Il punto ritenuto più delicato riguarda però i tabulati telefonici. I fratelli sostengono che i dati oggettivi non coincidano con alcune dichiarazioni rese nel tempo.
Tra le discrepanze segnalate: una telefonata che sarebbe stata ricevuta il 25 febbraio 2008 ma che non risulterebbe dai tabulati; una presunta chiamata di conferma dal Comune in un giorno in cui la persona indicata sarebbe stata in ferie; uno spostamento della cena da mercoledì a giovedì che non troverebbe riscontro in alcuna comunicazione registrata.
Per i familiari si tratta di una “contraddizione fortissima”, perché non solo le versioni divergono tra loro, ma sarebbero smentite – a loro dire – da dati tecnici verificabili.
L’incontro in auto mai avvenuto
Ulteriore elemento contestato è il presunto incontro serale in auto per confermare la cena. Anche in questo caso, una delle persone coinvolte avrebbe successivamente smentito che quell’incontro sia mai avvenuto.
“Non era una cena programmata”
La conclusione a cui giungono i fratelli è netta: le discrepanze non sarebbero semplici sfumature, ma cambierebbero protagonisti, iniziative e date. Soprattutto, sostengono, la cena non risulterebbe organizzata nei giorni precedenti, ma apparirebbe come un evento improvvisato dopo il fatto principale, in contrasto con le ricostruzioni fornite.
“Non intendiamo rassegnarci”, scrivono, ribadendo la volontà di mantenere viva l’attenzione pubblica e mediatica su un delitto che, a loro avviso, non può essere archiviato come un caso irrisolto qualunque.
A distanza di quasi due decenni dall’assassinio del sindaco di Cervino, la famiglia chiede che si torni a parlare di quelle ore decisive. Perché, sostengono, la ricerca della verità non può conoscere prescrizione morale.
Il documento è firmato da Fiorentino, Clemente, Vincenzo, Francesco e Giuseppe Piscitelli.




















