Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato l’imprenditore sanitario Vincenzo Schiavone, titolare del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, a quattro anni e mezzo di carcere per falso in atto pubblico. La sentenza riguarda la presunta falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 per setticemia dopo aver partorito tre gemelli.
Nel processo sono stati condannati anche due medici della struttura sanitaria, Giuseppe Delle Donne e Gabriele Vallefuoco, con pene pari a tre anni e quattro mesi ciascuno. Assolto invece il medico Stefano Palmieri.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la cartella clinica della giovane donna sarebbe stata alterata dopo la sua morte. In particolare, gli inquirenti hanno rilevato l’inserimento di una terapia antibiotica ad ampio spettro che, secondo l’accusa, non sarebbe mai stata somministrata. Inoltre, sarebbe stato cancellato ogni riferimento alle condizioni di malessere generale della paziente.
Il giudice ha accolto quasi integralmente le richieste della Procura, che aveva chiesto cinque anni per Schiavone. Disposto anche il risarcimento alle parti civili, rappresentate dai familiari della vittima, da quantificare in sede separata.
La vicenda giudiziaria si inserisce nel più ampio procedimento per omicidio colposo plurimo che, nell’ottobre 2021, si era concluso con l’assoluzione di 14 medici tra la clinica Pineta Grande e l’ospedale di Giugliano in Campania. In quell’occasione, il tribunale aveva riconosciuto errori nel percorso clinico della paziente, attribuiti però al ginecologo di fiducia della donna, nel frattempo deceduto.
Il procedimento per falso ha preso avvio proprio durante quel dibattimento, a seguito della denuncia presentata dalla madre di Francesca Oliva.
Dopo la sentenza, Vincenzo Schiavone ha espresso la propria posizione in una nota, dichiarandosi “devastato e attonito” per una condanna che ritiene ingiusta. L’imprenditore ha ribadito la propria innocenza, sostenendo di non aver avuto alcun motivo né interesse a falsificare il documento clinico, anche alla luce delle coperture assicurative della struttura sanitaria.
I suoi legali hanno già annunciato ricorso in appello, sottolineando, tra l’altro, la mancata ammissione di alcune testimonianze ritenute rilevanti per la difesa.




















