Il Comune di Caserta vive una delle fasi più critiche della sua storia amministrativa. Dopo lo scioglimento deliberato il 18 aprile 2025 dal Consiglio dei Ministri per accertati condizionamenti della criminalità organizzata, l’ente è stato affidato a una Commissione straordinaria. Le parole della Commissaria Daniela Caruso, pronunciate nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta il 9 marzo 2026, restituiscono un quadro interno definito “scioccante”, segnato da anni di gestione carente e da una struttura amministrativa profondamente compromessa.
Un ente svuotato: disorganizzazione e assenza di regole
Secondo quanto riferito dalla Commissaria Daniela Caruso, il Comune si presenta come un organismo privo di una struttura organizzativa solida. Mancano regolamenti fondamentali, sistemi di monitoraggio della produttività e controlli sull’efficienza del personale.
La gestione politica, negli anni, avrebbe privilegiato l’immagine rispetto alla sostanza, trascurando completamente il funzionamento della macchina amministrativa. Questo ha prodotto un progressivo indebolimento dell’ente, incapace di garantire servizi adeguati e di rispettare i principi base della buona amministrazione.
Archivi inesistenti e trasparenza compromessa
Uno degli aspetti più gravi emersi riguarda l’assenza di archivi, sia cartacei sia digitali. La memoria amministrativa dell’ente risulta frammentata e affidata, in molti casi, all’iniziativa individuale di pochi funzionari.
Questa condizione rende estremamente difficile qualsiasi attività di controllo, ricostruzione dei procedimenti e verifica delle responsabilità. La mancanza di trasparenza interna si traduce in un ostacolo concreto anche per le attività della stessa Commissione straordinaria.
Dissesto finanziario e debiti occulti
Il Comune di Caserta ha affrontato due dissesti finanziari dal 2011, entrando in una spirale economica negativa che persiste tuttora. Le entrate risultano insufficienti, nonostante una pressione fiscale elevata.
Ancora più preoccupante è la presenza di debiti non documentati o difficilmente tracciabili. Questa opacità contabile rende complessa qualsiasi strategia di risanamento e impedisce una pianificazione finanziaria credibile.
La Commissaria sottolinea come sia impensabile continuare a gravare sui cittadini per colmare un disavanzo generato da anni di cattiva gestione.
Personale insufficiente e demotivato
Il dato sull’organico è emblematico: a fronte di circa 600 unità previste, il Comune dispone di appena 120 dipendenti, con soli tre dirigenti in servizio.
Il personale viene descritto come demotivato, spesso privo di adeguata formazione e inserito in ruoli non coerenti con le competenze. Una situazione che solleva interrogativi anche sulle modalità di assunzione adottate negli anni.
Meccanismi distorti e gestione degli appalti
Dall’analisi dei fascicoli emergono dinamiche particolarmente critiche nella gestione di gare e appalti. Alcuni procedimenti, formalmente regolari, sarebbero stati indirizzati deliberatamente verso il fallimento per generare contenziosi e successivi accordi transattivi vantaggiosi per soggetti privati.
Si tratta di un sistema che, secondo la Caruso, avrebbe favorito una distribuzione indebita di risorse pubbliche, alterando il normale funzionamento delle procedure amministrative.
Omertà e difficoltà investigative interne
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal clima interno all’ente, caratterizzato da omertà e resistenza al cambiamento. La Commissione straordinaria si trova a operare in un contesto in cui reperire prove concrete risulta estremamente difficile.
La mancanza di collaborazione e la paura di conseguenze personali ostacolano l’emersione delle responsabilità, rendendo complesso proseguire il lavoro avviato dalla precedente Commissione d’indagine.
Sicurezza urbana e carenza di controlli
Sul piano operativo, la situazione appare altrettanto critica. Il territorio, con circa 73.000 abitanti, è presidiato da una sola pattuglia della polizia municipale.
Questo deficit di controllo incide direttamente su fenomeni come la malamovida e la gestione irregolare di attività commerciali. La mancanza di personale e di strumenti adeguati, come sistemi di videosorveglianza, compromette la capacità di prevenzione e intervento.
Il nodo politico: un fallimento trasversale
Nel suo intervento, Daniela Caruso individua nella politica la principale responsabile della situazione attuale. Dal 2011 in poi, le amministrazioni che si sono succedute – indipendentemente dall’orientamento politico – avrebbero operato in condizioni di dissesto, senza adottare misure efficaci di risanamento.
Il risultato è un ente lasciato progressivamente al degrado, in cui le criticità non appaiono casuali, ma frutto di scelte sistematiche e reiterate nel tempo.
Il caso del Comune di Caserta rappresenta un esempio emblematico di fallimento della governance pubblica locale. Le dichiarazioni della Commissione straordinaria delineano un quadro complesso, in cui disorganizzazione, carenze strutturali e opacità amministrativa si intrecciano con dinamiche potenzialmente riconducibili a interessi illeciti.
La sfida, oggi, non è solo quella di risanare i conti o ripristinare i servizi, ma di ricostruire un sistema amministrativo fondato su legalità, trasparenza ed efficienza. Un obiettivo che richiederà tempo, risorse e, soprattutto, un cambio radicale di approccio nella gestione della cosa pubblica.
E possibilmente un cambio della classe politica attuale.




















