Un netto “no” alla realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel territorio di Castel Volturno arriva da don Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta.
La presa di posizione segue la notizia della volontà del Governo di realizzare una nuova struttura destinata al trattenimento dei migranti irregolari. Secondo il Garante, si tratta di una scelta che solleva “profonda preoccupazione” e rappresenta un rischio concreto per il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona.
“Non posso accettare – afferma – la creazione di un luogo che rischia di trasformarsi ancora una volta in uno spazio di sospensione dei diritti, segnato da marginalità e sofferenza umana”. Una posizione motivata sia dal ruolo istituzionale di garanzia sia da una visione etica che richiama la centralità della persona.
Il riferimento è ai CPR già presenti sul territorio nazionale, spesso al centro di critiche per le condizioni di trattenimento e per l’impatto sui diritti individuali. Secondo il Garante, i dati disponibili mostrerebbero come le strutture esistenti non siano sature, rendendo “difficile comprendere” la scelta di investire nuove risorse pubbliche nella realizzazione di ulteriori centri.
Al contrario, viene indicata come prioritaria la necessità di destinare fondi a politiche di inclusione, accoglienza diffusa e percorsi di regolarizzazione. “Non si può assimilare la condizione di irregolarità amministrativa alla criminalità”, sottolinea, evidenziando come nei CPR finiscano persone che non hanno commesso reati, ma che portano storie di povertà, violenza e sfruttamento.
Particolare attenzione è rivolta al contesto locale: Castel Volturno viene descritto come un territorio già segnato da fragilità sociali ma anche protagonista di esperienze positive di accoglienza e integrazione. L’eventuale insediamento di un CPR rischierebbe, secondo il Garante, di compromettere ulteriormente il percorso di rilancio della comunità.
“È doveroso garantire la sicurezza – prosegue – ma non può essere costruita sulla paura o sulla stigmatizzazione”. Da qui l’appello alle istituzioni nazionali e locali a “fermarsi e riflettere”, scegliendo soluzioni basate sul buon senso e sul rispetto dei diritti umani.
Il Garante conclude assicurando il proprio impegno: “Continuerò a difendere i diritti di ogni persona, affinché nessuno venga trattato come un numero o come un problema da contenere”.




















