(Associazione Mondragone Bene Comune) Bocciati sonoramente per la seconda volta, sono stati costretti a dichiarare il proprio fallimento proprio nei giorni in cui una squadra che porta il nome della città che hanno mandato in rovina veniva promossa. Che destino crudele il loro! E mentre c’era chi si dava ai fumi della gioia, ai festini, tra frizzi e lazzi, loro erano mestamente costretti ad arrampicarsi sugli specchi per cercare – senza riuscirci – di salvare almeno la faccia. E, ironia della sorte, alcuni degli arrampicatori dovevano fare anche buon viso a cattivo gioco e da bocciati partecipare alla gioia dei promossi. Occorre però dire che tra i promossi e i bocciati c’è da sempre un feeling particolare.
I promossi devono tanto ai bocciati. Gli devono – per esempio – l’uso del “tempio di gioco” (con annesse utenze?), che i bocciati – in barba alle leggi, all’ANAC e alla buona amministrazione – continuano – nelle “eterne more di una gara ad evidenza pubblica che non arriva mai” – a dare gratis ai promossi, anche con un “cicinino” di conflitto d’interesse, considerato che tra un promosso e una super bocciata c’è qualche vincolo di parentela. I bocciati nella loro arrampicata sugli specchi hanno cercato di qualificare la loro bocciatura come una “bocciatura tecnica”. E avevano ragione, perché per poter favorire i promossi (come hanno fatto per favorire altri in tante altre circostanze) hanno dovuto mettere in campo tanta “tecnica” in grado di scaricare sulle tasche di tutti i cittadini ciò che altri per altre attività (dal cinema, al teatro, alle palestre) pagano di tasca propria. E sì, perché – per esempio – chi decide di voler proiettare un film per i propri soci si paga regolarmente la sala di proiezione, senza gravare sulle tasche di tutti i cittadini. I promossi invece, pur emettendo anch’essi abbonamenti e biglietti (oltre ad avere sponsor e benefattori), hanno potuto contare fino ad oggi (sarà così anche dopo il dissesto?) sui benefici dei bocciati e non cacciare un euro per il palcoscenico delle loro vittorie, palcoscenico che è di tutti e che andava messo a reddito. Senza alcun intento gerarchico tra le diverse attività – culturali, ricreative, sportive o sociali che siano – ci si chiede: perché chi si occupa – per esempio – di promuovere la cultura cinematografica in città fa pagare tutto ai propri soci senza minimamente gravare sulla collettività, mentre ai promossi viene concesso di scaricare su tutti i cittadini una quota delle loro spese?
Ma tra i promossi di questi anni, che hanno vinto sulle spalle dei bocciati ce ne sono tanti: c’è chi “comanda” in una farmacia pur avendo soltanto il 30%, mentre i bocciati che di quella farmacia hanno il 70% non contano quasi nulla e c’è chi in quella farmacia, per “grazia ricevuta”, lavora o gode di nomine e prebende; c’è chi è riuscito tempo addietro ad accaparrarsi lucrose soste e parcheggi e c’è chi per decenni ha messo le tende abusive nel Cimitero comunale operando nel sommerso e sostanzialmente “al nero”; c’è chi è riuscito ad appiopparci parti di palazzi in rovina, che mai avrebbe venduto e men che mai a quei prezzi (in una città che ancora oggi non ha una decorosa Casa comunale) e c’è chi è riuscito a farsi nominare nell’organizzazione comunale apicale di fiducia, anche a costo di dover spacchettare senza alcun motivo una ripartizione; c’è chi si è messo addosso una divisa e rincorso una promessa di stabilizzazione, anche quando le divise erano più di quelle dovute; c’è chi per anni ha goduto di indennità per nomine in baracconi non solo inutili ma tragicamente dannosi e chi ha lucrato su manutenzioni, appalti e servizi, quasi sempre a scapito della qualità e quantità dovute e delle regole d’ingaggio. Tra i promossi c’è chi ha goduto di beni comuni e ha fatto la propria fortuna sfruttando i beni pubblici e chi tra i burocrati ha avuto premi pur agendo tecnicamente (o non agendo affatto) per portarci alla bocciatura e al fallimento; c’è chi ha evaso ed eluso sapendo di poter contare sull’impunità dovuta all’incapacità dei bocciati, chi è stato chiamato alla difesa dietro laute parcelle, anche quando quella da difendere era una causa persa e chi ha lucrato per affidamento diretto su chiassosi brindisi sotto le stelle e pacchiane festicciole; c’è chi ha scialacquato in lungo e in largo anche quando i soldi non entravano, tanto c’erano le milionarie anticipazioni di cassa concesse da parte della banca dietro esosi interessi e c’è chi ha brigato per mettere addosso ai bocciati l’enorme e illegittimo fardello dei derivati. E tra tutti i promossi (che ovviamente non sono soltanto questi) non può ovviamente mancare il “primo vincitore”, chi mentre faceva la propria decennale fortuna portava nel contempo il Comune al dissesto, ovvero l’incapace “impiccione seriale”, colui che con il fallimento di una città ha sotterrato anche la politica, l’etica e la dignità.
Alcuni di questi promossi con l’arrivo del fallimento dovrebbero iniziare ad avere qualche preoccupazione. Quanto invece all’asserita “questione tecnica” che sarebbe alla base del fallimento e che i bocciati vanno ripetendo con ossessione, siamo soltanto dalle parti della dissonanza cognitiva.




















