(Associazione Mondragone Bene Comune). Siamo già intervenuti argomentando in ordine alle responsabilità di Zannini, Pacifico e Lavanga che hanno portato il nostro Comune per la prima volta nella sua storia al fallimento. Ma la confusione artatamente costruita intorno a questo tristissimo evento è però così tanta da costringerci in questa occasione (e anche nel prossimo futuro) a cercare di fare un po’ di chiarezza. Lavanga ha dichiarato in Consiglio comunale quanto segue: “… la mia scelta è stata una scelta molto, molto tranquilla, essendo un’attività di continuità amministrativa rispetto a tutto ciò che mi ha preceduto, parliamo del 2010, parliamo del 2015, del 2016, non scenderò in polemica con nessuno … e il problema del dissesto dell’ente non nasce da un’amministrazione di due anni, ma nasce da un’attività amministrativa di 20 anni…”
L’AMBC è stata la prima (e la sola) in tempi non sospetti a parlare di possibile dissesto e a dire per tempo cosa fare per scongiurarlo. E anche a chiarire correttamente che la deriva del nostro bilancio parte dai 9 anni di centrodestra a guida Conte. Ma gli anni di cui parla Lavanga (e che originano da Conte) sono esattamente gli anni durante i quali proprio Lavanga è stato impegnato come Consigliere comunale durante la sindacatura di Conte, come Assessore con la sindacatura di Cennami, come Vicesindaco nei 5 anni in cui il sindaco è stato Pacifico e ora, da quasi 3 anni, come Sindaco (Lavanga è mancato soltanto quando non furono capaci di presentare la lista).
Cosa ha fatto Lavanga in tutti questi anni per cercare di porre un freno allo sfascio del bilancio? Si è opposto ai “derivati” illegittimi fatti dal centrodestra di Conte? E quali iniziative, come Consigliere comunale, Assessore municipale o Vicesindaco, ha intrapreso negli anni per ridurre gli sprechi e aumentare le entrate, soprattutto quelle tributarie, colpendo evasori ed elusori? Noi ci ricordiamo – per fare soltanto 2 esempi tra i tanti – che per anni, quando ha avuto la delega al Cimitero, non ha incassato neppure un euro (spendendo però) e lasciando nel contempo che nel nostro Camposanto si consumassero illegittimità e abusi. E ci ricordiamo che una delle sue prime uscite, appena insediata la Giunta Pacifico, fu quella di relazionare in Consiglio comunale su un’incredibile transazione con la COVIM a tutto svantaggio del nostro Comune. E potremmo continuare a ricordare.
Quindi, Lavanga – avendo ricoperto primari ruoli amministrativi in tutti gli anni che lui stesso indica come quelli che hanno determinato il fallimento del Comune – è stato certamente tra coloro che hanno contribuito (operando male o non operando affatto, come Consigliere, Assessore e Vicesindaco) a tale fallimento. È stato un “attore protagonista” del fallimento, insieme ovviamente a tanti altri. Altri che sono però quasi sempre gli stessi e sono in pista da decenni (qualcuno, come l’esimio Presidente del Consiglio comunale Corvino, vanta addirittura un record: era Consigliere comunale di maggioranza, del Partito Liberale Italiano, all’epoca dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose – ben 34 anni fa! – e lo è anche ora che il Comune è stato dissestato. A proposito: avrà detto ai ragazzi che l’altro giorno si sono insediati nel Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi che il nostro Comune è fallito per colpa loro?).
Ma Lavanga ha anche altre gravi responsabilità. Per non fallire la legge ha messo a disposizione dei Comuni la possibilità di ricorrere all’adozione di un Piano di riequilibrio. I Revisori dei conti del nostro Comune, come l’AMBC ha denunciato da tempo, fin dal 2018 avevano sollecitato l’adozione del Piano, ma Pacifico sindaco e Lavanga vicesindaco per ben 4 anni non hanno mai considerato tale necessità. Per colpa loro? E quando finalmente Lavanga ha messo a punto il Piano lo ha totalmente sbagliato. Dal 1989, anno di introduzione del dissesto finanziario, circa il 12% dei Comuni italiani ha fatto ricorso a questa procedura, con un totale di 1.300 attivazioni, ma circa il 69% dei piani pluriennali di riequilibrio hanno evitato il dissesto, consentendo a molti Enti di ritrovare la stabilità economica e di salvaguardare i servizi essenziali per i cittadini, garantendo al contempo continuità amministrativa, pur con una necessaria revisione delle spese. Il successo, però, di quei Comuni è dipeso molto dalla capacità delle Amministrazioni di gestire questi processi in modo trasparente e con una visione di lungo periodo.
Il Piano di riequilibrio che il nostro Comune doveva approntare non doveva essere una misura burocratica di emergenza (omissiva e pasticciata), ma doveva rappresentare un piano di rilancio, un’occasione per ripensare la gestione finanziaria e amministrativa dell’Ente. Così non è stato, Lavanga ha perso tempo, ha minimizzato, ha messo tutto nelle mani di tecnici e consulenti – tenendo fuori il Consiglio comunale e l’intera Città – e alla fine ha partorito un Piano sbagliato (e costato caro), che la Corte dei conti ha sonoramente bocciato.
A differenza di centinaia di altri Sindaci di altri Comuni (al 2022 erano 266 gli enti in procedura di riequilibrio finanziario pluriennale), Lavanga non è stato in grado di presentare un Piano di riequilibrio decente e ha portato il Comune dritto al fallimento. Dopo aver contribuito, in buona compagnia (quasi sempre la solita compagnia di giro), per circa 20 anni a scassare le casse del Comune, alla fine – sbagliando il Piano – lo ha portato al fallimento. Siamo di fronte, come si vede, a responsabilità gravi e ben precise: Lavanga è corresponsabile della crisi del bilancio – così come si è acuita in vent’anni – ed è il primo responsabile della bocciatura del Piano di riequilibrio, che avrebbe potuto evitare il fallimento del Comune. Responsabilità che dovrebbero portarlo a rassegnare le dimissioni, ponendo fine ad un ciclo nefasto della vita politica e amministrativa della nostra città. Del dissesto (delle minimizzazioni poste in essere da Lavanga in questi mesi, del ricorso alle Sezioni Riunite della Corte dei conti, delle ricadute che il fallimento avrà sulla città …) torneremo ad occuparci, affinché i cittadini sappiano in quali mani hanno messo il loro destino e soprattutto quello dei loro figli. – Associazione Mondragone Bene Comune.




















