Caserta. Ancora una volta, il litorale Domizio viene utilizzato come terra di sacrificio. Ancora una volta, promesse elettorali cancellate con un colpo di penna. E ancora una volta, a pagare è la provincia di Caserta.
Nel programma elettorale per le politiche del 25 settembre 2022, Giorgia Meloni e il suo partito Fratelli d’Italia, insieme alla Lega di Gianpiero Zinzi, parlavano chiaramente di rigenerazione del litorale Domizio. Turismo, agricoltura, valorizzazione delle eccellenze locali: questa era la visione. Una narrazione costruita anche attaccando anni di immobilismo attribuiti alla sinistra. E allora viene spontanea una domanda: che fine ha fatto quel progetto?
Dal turismo ai centri di detenzione
La realtà di oggi racconta tutt’altro. Il Governo ha pubblicato un bando (leggi l’articolo) da oltre 41 milioni di euro per la realizzazione di un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) a Castel Volturno. Non un piccolo centro, ma una struttura importante, con moduli detentivi e caratteristiche che la avvicinano più a una prigione amministrativa che a qualsiasi forma di accoglienza.
Un cambio di rotta netto. Un dietrofront politico evidente.
E soprattutto una scelta che cozza frontalmente con l’idea di rilancio turistico del territorio. Perché è inutile girarci intorno: nessun territorio può costruire una vocazione turistica credibile mentre viene trasformato in polo di detenzione per migranti.
Le contraddizioni della politica
Da un lato, esponenti di Fratelli d’Italia parlano di sviluppo, sicurezza e investimenti. Il deputato Gimmi Cangiano definisce il progetto una “svolta storica”, sottolineando i benefici in termini di legalità e indotto economico.
Dall’altro lato, la realtà racconta altro: un territorio già fragile, con problemi strutturali irrisolti, a cui invece di dare servizi, bonifiche e infrastrutture, si aggiunge un ulteriore elemento di pressione sociale.
Non è sviluppo. È scaricare un problema.
Un territorio già segnato
Castel Volturno, Mondragone, Cellole: parliamo di un’area che da anni combatte contro degrado ambientale, carenze infrastrutturali e marginalità sociale. Un territorio che prova a rialzarsi, spesso lasciato solo.
E proprio qui si decide di costruire un CPR.
Non in una zona qualsiasi, ma in un’area naturalistica destinata a parco pubblico. Un luogo che avrebbe dovuto rappresentare un simbolo di rinascita, non l’ennesimo segnale di abbandono istituzionale.
La voce della Chiesa e della società civile
Durissima la presa di posizione del vescovo Pietro Lagnese, che definisce il progetto “un’offesa per il territorio” e un inutile spreco di risorse pubbliche.
Il dato che pone è semplice e difficile da ignorare: i CPR già esistenti in Italia non sono nemmeno pieni. Allora perché costruirne un altro?
La sua critica va oltre l’aspetto tecnico. Tocca un punto fondamentale: la dignità umana. La detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso reati viene vista come una deriva pericolosa, che rischia di trasformare il disagio sociale in stigma permanente.
Una questione che supera gli schieramenti
Non è solo la Chiesa a protestare. Anche esponenti politici di opposizione, come Stefano Graziano, parlano apertamente di scelta sbagliata e scollegata dalla realtà del territorio.
Il punto centrale è uno: Castel Volturno non può diventare il luogo dove lo Stato nasconde i propri fallimenti.
Non si governa l’immigrazione costruendo nuovi ghetti. Non si crea sicurezza spostando il problema da una parte all’altra. E soprattutto, non si rilancia un territorio imponendogli scelte che ne compromettono definitivamente l’immagine e lo sviluppo.
Il grande paradosso
La verità è che questa vicenda rappresenta un paradosso politico enorme. Da un lato si parla di turismo, agricoltura, valorizzazione del territorio. Dall’altro si costruisce una struttura detentiva in una delle aree più delicate e fragili della Campania. Due visioni incompatibili.
E a pagare, ancora una volta, sono i cittadini del litorale Domizio. Quelli che aspettano bonifiche, infrastrutture, lavoro. Non l’ennesima etichetta negativa cucita addosso.
La domanda finale
A cosa è servito creare dipartimenti, tavoli, incontri, programmi sul turismo del litorale Domizio? Se la risposta concreta è un CPR da 41 milioni di euro, allora la distanza tra promesse e realtà non è solo politica. È diventata strutturale. E difficilmente potrà essere dimenticata.




















