Il dibattito sul Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) a Castel Volturno si arricchisce di nuovi elementi, non solo tecnici ma soprattutto politici. Le dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia, Gimmi Cangiano, aprono infatti a una lettura più articolata della vicenda, tra difesa del progetto e implicite ammissioni sulle difficoltà irrisolte del territorio.
Nel sostenere la realizzazione del CPR e “aprire alla Chiesa“, Cangiano parla di uno “strumento concreto” per affrontare la presenza di immigrati irregolari e migliorare le condizioni di sicurezza. Ma c’è un passaggio, nelle dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia, che merita di essere letto con attenzione. Non per quello che dice apertamente, ma per ciò che lascia intendere. “Le politiche portate avanti per decenni non hanno risolto le criticità”. È una frase che suona come un’ammissione, e, allo stesso tempo, come un paradosso.
Perché Castel Volturno, negli ultimi anni, non è stata governata da entità astratte. Ha avuto amministrazioni precise, riconducibili allo stesso perimetro politico che oggi rivendica il “cambio di passo”: dall’ex sindaco Luigi Umberto Petrella all’attuale primo cittadino Pasquale Marrandino.
È proprio questo elemento a rendere più complessa la narrazione politica: il riferimento a politiche inefficaci “portate avanti per decenni” finisce inevitabilmente per includere anche chi ha governato il territorio negli ultimi anni. Un passaggio che alcuni osservatori interpretano come un implicito cambio di linea o, quantomeno, come una presa d’atto delle difficoltà strutturali mai risolte, neanche per mani loro.
E allora la domanda diventa inevitabile: cambio di passo rispetto a chi?
Il CPR a Castel Volturno come risposta semplice a un problema complesso
La risposta individuata è il CPR. Uno strumento che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe migliorare sicurezza e legalità – “sottraendo dalle strade soggetti irregolari” – una formula che funziona sul piano comunicativo, molto meno su quello della realtà.
Perché ridurre la complessità di Castel Volturno a un problema di “persone da togliere dalle strade” significa ignorare anni di stratificazioni sociali, economiche e urbanistiche. Significa, soprattutto, confondere il sintomo con la causa.
I CPR non sono carceri, né strumenti di politica sociale, sono strutture amministrative con una funzione limitata e temporanea. Pensare che possano incidere in modo significativo su un territorio segnato da lavoro nero, criminalità, abusivismo e fragilità strutturali rischia di essere una scorciatoia.
La narrazione che cambia, i problemi che restano
C’è poi un altro elemento che emerge tra le righe: il cambio di narrazione. Per anni, ricordiamo bene le “ricette” per risollevare il litorale Domizio dello stesso Cangiano, di Cerreto e di un po’ tutto il centrodestra: si è parlato di integrazione, di rilancio, di sviluppo del litorale Domizio. Oggi il focus si sposta sulla sicurezza e sul controllo.
Non è necessariamente un errore. Ma diventa un problema quando il cambio di linguaggio non è accompagnato da una strategia complessiva.
Perché senza investimenti su servizi, lavoro regolare, pianificazione urbana e sviluppo economico, il rischio è che il CPR resti un intervento isolato. Un elemento inserito in un contesto che continua a funzionare come prima.
Il rischio concreto: un equilibrio ancora più fragile
Castel Volturno è un territorio delicato, dove gli equilibri sociali sono già messi alla prova. In questo scenario, l’introduzione di una nuova struttura come il CPR può avere effetti che vanno oltre le intenzioni. Non necessariamente in termini di ordine pubblico immediato, ma sul piano della percezione, della tenuta sociale, dell’immagine del territorio.
Il rischio non è tanto quello di un fallimento evidente, è qualcosa di più sottile: un intervento che non risolve, ma sposta. Che non affronta, ma contiene. E che, alla lunga, contribuisce a consolidare l’idea di Castel Volturno come luogo dove concentrare problemi, anziché costruire soluzioni.
Il punto politico vero
La questione, alla fine, è tutta qui: il CPR è una risposta. Ma è la risposta giusta? Se rappresenta un tassello di una strategia più ampia, può avere un senso. Se invece diventa la strategia, allora il rischio è quello di ripetere esattamente ciò che lo stesso deputato on. Gimmi Cangiano riconosce: politiche incapaci di risolvere le criticità. Con una differenza, che questa volta, l’ammissione arriva prima del risultato.
Perchè è stato proprio il centrodestra, fino a tempi recentissimi, a sostenere con forza una diversa “ricetta” per il rilancio del litorale Domizio: restituirlo alla sua vocazione originaria, puntando su turismo, valorizzazione della viticoltura – a partire dal Falerno – e sul comparto agroalimentare, dalla mozzarella di Bufala ai caseifici locali. Se lo saranno dimenticati.
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Di seguito il comunicato stampa integrale del deputato Gimmi Cangiano:
Cangiano (FdI): «Cpr Castel Volturno, apertura al dialogo con la Chiesa. Pronti a spiegare un intervento necessario per legalità e sviluppo»
«Accogliamo con grande favore la disponibilità del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ad incontrare il vescovo della Diocesi di Capua. È un segnale importante di apertura, dialogo e trasparenza su un tema così delicato per il territorio di Castel Volturno». Lo dichiara Gimmi Cangiano, deputato casertano di Fratelli d’Italia. «Siamo pronti a confrontarci in ogni sede, con rispetto e spirito costruttivo, per illustrare la bontà e l’opportunità del progetto del CPR. Parliamo di uno strumento concreto che consentirà di intervenire su una delle principali criticità del territorio: la presenza di immigrati irregolari, spesso con procedimenti penali, che oggi vivono ai margini della legalità. Comprendiamo e rispettiamo la sensibilità della Chiesa, che da sempre richiama l’importanza dell’accoglienza e dell’integrazione. Tuttavia, dobbiamo anche avere l’onestà di riconoscere che politiche portate avanti per decenni non sono riuscite a risolvere le criticità presenti in territori complessi come Castel Volturno. Oggi è necessario affiancare a quei principi una risposta diversa, concreta ed efficace: il Cpr permetterà di sottrarre dalle strade soggetti irregolari con problemi penali, garantendo maggiore sicurezza, legalità e migliori condizioni di vivibilità per i cittadini. Non si tratta di una contrapposizione, ma di un cambio di passo necessario: accoglienza e integrazione restano valori fondamentali, ma devono convivere con il rispetto delle regole e con strumenti che consentano allo Stato di intervenire dove fino ad oggi non è riuscito».




















