L’eliminazione del reato di abuso d’ufficio avrebbe inciso sull’estensione dell’inchiesta che ha portato alla misura cautelare nei confronti del consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini.
A dirlo è stato il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Giacomo Urbano e dall’aggiunto Graziella Arlomede.
Secondo Bruni, “ci sono ormai delle condotte completamente sfornite di sanzione penale”, con riferimento proprio all’abuso d’ufficio, fattispecie cancellata dal legislatore. Un’abolizione che, a suo dire, avrebbe limitato la possibilità di contestare ulteriori ipotesi di reato nell’ambito dell’inchiesta.
La misura cautelare
Zannini è stato raggiunto dal divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe. La stessa misura è stata applicata agli imprenditori Luigi Griffo e Paolo Griffo, padre e figlio, nell’ambito di un’indagine relativa alla realizzazione di un caseificio a Cancello e Arnone, struttura sottoposta a sequestro dal 2024.
Nell’inchiesta risultano indagati anche cinque tecnici delle commissioni che si sono espresse sul progetto, oltre a esponenti pro tempore delle strutture tecniche comunali di Cancello e Arnone e Castello del Matese.
Per gli inquirenti, Giovanni Zannini, in qualità di presidente della Commissione ambiente, energia e protezione civile del Consiglio regionale, si sarebbe messo a disposizione degli imprenditori per superare ‘scogli’ nell’ambito dell’acquisizione della VIA (valutazione di impatto ambientale) dal dipartimento tecnico amministrativo della Regione Campania necessaria alla procedura per il finanziamento pubblico di 13 milioni di euro, di cui 4 milioni già erogati a titolo di primo acconto, per la realizzazione dell’impianto a Cancello Arnone che aveva il supporto di Invitalia Spa.
“Reati contro tutti noi”
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, Manuel Scarso, che ha sottolineato come “i reati contro la pubblica amministrazione siano reati contro tutti noi”, evidenziando inoltre “un senso di impunità” riscontrato nelle persone coinvolte.
Il procuratore aggiunto Arlomede ha infine ringraziato l’Arma per il lavoro investigativo svolto, definendo l’inchiesta “complessa e articolata”.
Tra gli elementi emersi anche il fatto che l’esistenza dell’indagine fosse nota da quasi due anni. L’iter giudiziario proseguirà ora con i prossimi passaggi previsti dalla procedura.




















