Nell’ottobre del 2023 ha avuto inizio una vicenda di mobbing che ha progressivamente compromesso la serenità personale e professionale di una dipendente del Comune di Capua settore polizia municipale, Miriam D’Amico.
La vicenda è iniziata a seguito della proposta di assunzione a tempo indeterminato come agente di Polizia Locale, ricevuta dalla D’Amico.
Fin dal primo giorno di servizio, l’ambiente di lavoro si è rivelato ostile. Una campagna diffamatoria, forse orchestrata con il coinvolgimento di ambienti interni all’amministrazione comunale — unici soggetti in grado di gestire le informazioni contenute nelle sue richieste — ha preso forma attraverso articoli pubblicati da una testata giornalistica locale. Tali articoli, spesso lontani dai contenuti delle comunicazioni ufficiali, avrebbero mirato a compromettere la reputazione della D’Amico e a isolare la sua figura sia sul piano professionale sia su quello personale, per motivi ancora oggi non chiari. Ogni giornata di lavoro sarebbe così diventata una prova di resistenza, con conseguenze dirette sulla dignità e sul benessere psicologico della dipendente.
Con il pensionamento della precedente figura apicale dell’amministrazione, è iniziata quella che probabilmente è la fase più critica della vicenda. La nuova gestione amministrativa avrebbe dato luogo a una serie di provvedimenti disciplinari, atti intimidatori e pressioni continue, accompagnati da minacce più o meno esplicite. Le denunce presentate per documentare tali episodi sono state archiviate, con la motivazione della presunta mancanza di elementi, circostanza che solleva interrogativi rispetto ai ruoli e alle relazioni istituzionali dei soggetti coinvolti.
Col tempo, altre figure della sfera amministrativa e gestionale del Comune, comprese alcune apicali del Corpo di Polizia Locale, sarebbero state coinvolte, proseguendo e rafforzando le condotte vessatorie. Alcune azioni sono state documentate attraverso atti formali, a testimonianza della continuità e sistematicità del comportamento persecutorio.
La scelta di lasciare il territorio
L’ambiente lavorativo ostile avrebbe avuto ripercussioni anche sulla vita familiare della D’Amico, che avrebbe visto impedito l’avvicinamento ai propri figli. Tutte le richieste di mobilità, comprese quelle motivate da gravi incompatibilità ambientali, sarebbero state respinte, costringendo la dipendente a un trasferimento fuori zona, con Roma come unica destinazione disponibile, con un notevole impatto umano ed economico, decisione che ha comportato anche una separazione dal nucleo familiare.
Le ricadute sulla salute
Le conseguenze del contesto lavorativo si sarebbero manifestate anche sul piano fisico: episodi di tachicardia, affaticamento cardiaco e altri disturbi hanno richiesto terapia medica continua. Un attestato dell’ASL certifica uno stato di mobbing e stress lavoro-correlato, riconoscendo l’impatto sulla salute della D’Amico.
Nonostante tutto, le azioni di delegittimazione e le denunce strumentali non si sarebbero interrotte, con presunti tentativi di compromettere la carriera e di allontanarla dal servizio, fino alla minaccia di sospensione.
Altri casi all’interno del Corpo
La vicenda non sarebbe un caso isolato. Altri membri del Corpo di Polizia Locale avrebbero subito analoghe dinamiche: alcuni hanno fatto ricorso alla malattia a causa dello stress, altri sono stati costretti a trasferirsi in altri Comuni per sottrarsi alle continue pressioni.
Il salvataggio sul Volturno e gli encomi ricevuti
La figura professionale di Miriam D’Amico è stata negli anni anche al centro di episodi di riconoscimento pubblico.
La mattina del 4 dicembre 2024, mentre era in servizio nei pressi del Ponte Romano di Capua, Miriam D’Amico intervenne per soccorrere una donna che si era lanciata nel fiume Volturno. La vigilessa raggiunse la donna utilizzando una canoa recuperata sulla riva del fiume, riuscendo a mantenerla a galla e a tenerle la testa fuori dall’acqua fino all’arrivo dei Vigili del Fuoco, che completarono le operazioni di recupero.
La donna venne quindi affidata ai sanitari del 118 e trasportata all’ospedale di Caserta, dove fu ricoverata con alcune fratture riportate nella caduta dal ponte, ma senza essere in pericolo di vita.
Per quell’intervento di soccorso, l’agente Miriam D’Amico ricevette inizialmente un encomio semplice da parte dell’amministrazione comunale.
Successivamente, nel gennaio 2025, le fu conferita una medaglia d’argento nel corso del convegno nazionale della Polizia Locale di Riccione, con la motivazione di aver agito “sprezzante del pericolo”, mettendo a rischio la propria incolumità per salvare la vita della donna trascinata dalla corrente del Volturno.
Proprio sul piano dei riconoscimenti istituzionali, tuttavia, non sono mancate osservazioni e perplessità negli ambienti locali.
Alcuni hanno infatti evidenziato come, a fronte di un intervento che ha consentito di salvare una vita, sia stato conferito soltanto un encomio semplice, mentre in altre circostanze – come nel caso di un recente intervento durante il Carnevale cittadino, conclusosi con alcuni giorni di prognosi per due appartenenti al Corpo di Polizia Municipale dopo una colluttazione con un giovane – siano stati attribuiti riconoscimenti di grado più elevato, come l’encomio solenne.




















