Ha servito la Guardia di Finanza per oltre trent’anni, gran parte dei quali trascorsi a bordo delle unità navali del Corpo, lavorando nelle sale macchine senza sapere di essere quotidianamente esposto all’amianto. Oggi, dopo una lunga battaglia giudiziaria, per Claudio Apicella, 78 anni, originario di Castellammare di Stabia, arriva un nuovo riconoscimento: anche il Consiglio di Stato gli ha dato ragione, confermando il diritto all’equo indennizzo per la patologia asbesto-correlata contratta durante il servizio.
La sentenza della Seconda Sezione del Consiglio di Stato accoglie l’appello presentato dall’ex maresciallo, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, annullando il provvedimento con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza avevano revocato il precedente riconoscimento economico.
Trent’anni sulle unità navali
Apicella si arruolò nel 1965 e rimase nel contingente di mare fino al 1998. Per oltre tre decenni ha operato come motorista e successivamente come direttore di macchina, svolgendo la propria attività in ambienti dove, all’epoca, l’utilizzo di materiali contenenti amianto era ampiamente diffuso.
Oggi convive con asbestosi e placche pleuriche, patologie riconosciute come conseguenza dell’esposizione professionale alle fibre di amianto durante gli anni di servizio.
La lunga battaglia nelle aule di giustizia
L’iter giudiziario è iniziato dopo la revoca dell’equo indennizzo inizialmente riconosciuto dall’Amministrazione, che aveva anche richiesto la restituzione delle somme già corrisposte.
Da allora si sono susseguite tre decisioni favorevoli all’ex finanziere. Prima la Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto il nesso tra la malattia e l’attività lavorativa svolta sulle unità navali. Successivamente la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, rendendo definitivo il riconoscimento dello status di vittima del dovere.
Ora anche il Consiglio di Stato ha stabilito che il provvedimento con cui il Ministero aveva revocato l’equo indennizzo era privo di un’adeguata motivazione, condannando l’Amministrazione anche al pagamento delle spese di giudizio.
Bonanni: «Ora avanti con il risarcimento dei danni»
«Questa sentenza restituisce giustizia a un uomo che ha servito il Paese con onore, pagando con la propria salute l’esposizione all’amianto», commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
«Anche il Consiglio di Stato – aggiunge – ha ribadito un principio fondamentale: i diritti dei lavoratori esposti all’amianto non possono essere negati o revocati senza un’istruttoria rigorosa e fondata su elementi concreti. La nostra battaglia proseguirà per ottenere anche il pieno risarcimento di tutti i danni subiti».
La vicenda dell’ex maresciallo rappresenta uno dei casi più significativi legati all’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e nelle Forze di polizia, riportando al centro dell’attenzione il tema della tutela del personale che, per anni, ha operato in ambienti a rischio senza adeguate misure di protezione.





















